Sulla nascita e sull'antica
funzione dei Giardini Botanici poco si conosce, nonostante vi siano
numerose testimonianze scritte, riportate in diversi testi classici
e medievali. Di certo si sa che i Giardini Botanici risalgono a tempi
molto antichi e probabilmente i primi possono essere considerati quelli
cinesi del secondo millennio a.C. Già allora in tutto l'oriente,
soprattutto in India e in Cina, vengono create le prime strutture per
la coltivazione delle specie vegetali utilizzate nella medicina popolare
(AUDUS & HEYWOOD, 1976). Anche in ambito Mediterraneo, a partire
dal XV sec. a. C. si ha notizia dei primi esempi di Giardini Botanici,
come quello di Karnak in Egitto, creato da Tutmosi III e destinato principalmente
alla coltivazione delle piante per uso alimentare. L'idea di un Giardino
Botanico finalizzato allo studio delle piante risale al IV sec. a.C.
e viene attribuita ad Aristotele (384-322 a.C.). I Giardini di cui si
ha notizia in questo periodo sono tanti ed in particolare meritano d'essere
ricordati quello creato da Teofrasto Eresio (371-286 a.C.), discepolo
di Aristotele, quello di Alessandro il Grande realizzato nel 331 a.C.
ad Alessandria, quello voluto da Attalo re di Pergamo nel III sec. a.C.
e quello del medico naturalista di Rodi, Antonio Filomeno Castore, di
cui riporta notizia Plinio (23-79 d.C.) nella sua Naturalis Historia.
In epoca più recente,
sorgono in tutta Europa, in medio ed estremo oriente, in nord Africa
e in America centrale numerosi Giardini Botanici con la finalità
di coltivare, selezionare e riprodurre specie officinali e d'importanza
alimentare; ne sono un esempio quello fatto realizzare dall'imperatore
Maya Montezuma (1390-1469 d.C.) nel suo palazzo e quelli creati dagli
Aztechi in Messico prima del 1520.
Contemporaneamente, a partire dall'alto Medioevo, in Europa nascono
i primi "orti dei semplici" all'interno dei conventi, delle
certose e dei monasteri. Si tratta di strutture in cui vengono coltivate
piante medicinali, dette simplices (venivano definiti semplici i medicamenti
tratti direttamente dai vegetali). Queste piante vengono utilizzate
sia dalla medicina popolare che da quella scientifica, come materia
prima per la preparazione dei medicamenti naturali. In questo periodo
si devono ai monaci i principali studi in campo medico e botanico. Ad
essi si deve anche la trascrizione dei testi antichi in cui sono contenute
le informazioni fitoterapiche che costituiranno poi la base della moderna
farmacopea.
Negli stessi anni anche
nei palazzi nobiliari vengono creati degli spazi aventi simili funzioni
e lo stesso stato Pontificio tra il 1277 ed il 1279, sotto il papato
di Nicolò III, provvede alla realizzazione di un Viridarium Novum
per la coltivazione delle piante medicinali (MEDA, 1996). Si tratta
della prima vera e propria scuola botanica che serve all'archiatra pontificio
ed ai docenti di medicina per ricavare i semplici e mostrarli ai discepoli
durante le lezioni.
Pochi anni più tardi, nel 1317, sorge a Salerno la famosa Scuola
Medica Salernitana e il Giardino della Minerva, essi rappresentano rispettivamente
la prima struttura accademica e l'antesignano degli Orto botanici, intesi
nell'accezione moderna del termine, che nasceranno due secoli dopo.
Il Giardino, voluto dal medico Matteo Silvatico, viene aperto al pubblico
e serve ai medici, ai farmacisti, ai docenti di medicina e agli studenti
dell'Università campana, fondata quasi un secolo prima, nel 1231.
In periodo medievale seguono
numerose altre iniziative, come quella del maestro Gualtiero che nel
1333 crea a Venezia un orto "per le erbe necessarie all'arte sua"
o come quella dello speziale Angelo Fiorentino che nel 1350 fonda a
Praga un giardino per le piante medicinali avente funzioni similari
al precedente. Si tratta sempre di orti destinati alla coltivazione
dei semplici usati dai medici e dai farmacisti come fitoterapici, rifacendosi
alle antiche tradizioni tramandate per merito dei monaci ed in particolare
dei Benedettini.