Il termine "Jardì" in catalano
corrisponde all'epiteto italiano "orto", da sempre utilizzato
per definire uno spazio verde, solitamente urbano, ove una moltitudine
di specie vegetali vengono coltivate a scopo medicamentoso o più
semplicemente ornamentale. In Italia come in Spagna, la gestione e la
ricerca sviluppata entro gli orti botanici, da sempre è stata
affidata alle Università o a particolari ordini religiosi. L'origine
di tutti gli orti botanici europei è essenzialmente la stessa.
Nascono come strutture per lo studio di piante medicinali e come centri
di acclimatazione per le specie esotiche importate in seguito alle colonizzazioni.
Il comune punto di partenza è Padova; qui nel 1476 viene creato
il primo orto botanico europeo avente pianta circolare ripartita in
tanti spicchi. Questa particolare struttura ancora oggi mantiene lo
scopo di rappresentare i più diversi ambienti vegetali del pianeta
in una perenne fioritura rappresentante il paradiso terrestre. Dopo
Padova, sempre in Italia è sorto l'orto botanico di Pisa al quale
ha fatto seguito quello di Chelsea sviluppantesi sulla riva sinistra
del Tamigi, in quello che oggi è considerato uno dei più
lussuosi quartieri residenziali di Londra. Sono seguiti poi gli splendidi
giardini ornamentali e gli arboreti francesi mentre si è dovuto
attendere sino al 1755 per la nascita del primo "jardin botanico"
spagnolo, quello di Madrid. Aperta la strada, nel 1788 viene creato
quello di Tenerife che, per la sua naturale ubicazione, diventerà
il principale centro di acclimatazione e smistamento delle specie provenienti
dalle Americhe. In questo periodo a Valencia erano già stati
compiuti diversi tentativi volti ad installare un orto botanico nella
città. Avevano tentato Joan Placa, Melchor de Villena e Gordenci
Senach, tutti cattedratici della Facoltà di Medicina. Una sede
fissa fu però trovata solo nel 1802.
°Storia
In quest'anno finalmente fu stabilita fra le torri
di Quart ed il fiume Turia, fuori dalle mura cittadine, la sede definitiva
dell'orto botanico. Il rettore dell'Università D. Blasco affidò
la direzione a Vincent Lorente, ordinario di Botanica Farmaceutica della
Facoltà di Medicina. In quest'epoca, per impulso delle teorie
limneiane si creò la "scuola botanica", spazio dell'orto
diviso in tanti riquadri ove le piante venivano poste secondo l'ordinazione
tassonomica proposta da Limneo. L'orto visse un intenso periodo di attività
scientifica fino a che nel 1808 le truppe francesi invasero Valencia,
installandosi proprio nel giardino botanico. Terminata l'invasione nel
1813, lo spazio verde rimase in una situazione disastrata fino al 1829,
anno in cui venne nominato direttore Josè Pizqueda. In questi
anni si ampliò la sua superficie fino ai cinque ettari attuali,
vennero costruite le serre in ferro-vetro per l'acclimatazione delle
specie tropicali e si arrivò ad avere ben 6.000 piante differenti.
Nel frattempo, il giardino passò alla Facoltà di Scienze
e, morto Pizqueta nel 1867, gli succedette Josè Arèvalo
Baca, che per dodici anni diresse l'orto migliorando le strutture create
dal suo predecessore. Nel 1892, nominato direttore Eduard Boscà
Casesnoves si inaugurò il maestoso "umbratile" destinato
ad ospitare le piante sciafile. Nel 1913 divenne direttore Francesc
Beltrà che, per la guerra civile e la terribile inondazione del
1957 a stento riuscì a salvare l'orto. Tutto l'erbario e diversi
manoscritti andarono perduti; ciò nonostante si mantennero i
rapporti con gli altri atenei e proseguì il lavoro di ricerca.
Nel 1962 il testimone passò allo Zoologo D. Ignacio Docova che,
nelle più grandi ristrettezze dovute alla dittatura, fu costretto
a scrivere il parco ai visitatori. Infine nel 1987 ha assunto la direzione
D. Manuel Costa, ordinario di Ecologia Vegetale della Facoltà
di Farmacia. Sotto la sua direzione viene elaborato il progetto di restauro
dell'orto che, finalmente, il 16 giugno 1991, completate le opere di
recupero, riapre i cancelli al pubblico.
°Struttura
Il giardino botanico di Valencia ha un'estensione
di cinque ettari ed una forma trapezoidale. Sulla sua superficie sussistono
diverse strutture murarie e metalliche costruite in diverse epoche.
Sedici sono i quadri occupati dalla "scuola botanica", numerosi
quelli ospitanti le collezioni e interessanti complessi come la "roccaglia".
Le principali costruzioni sono rappresentate dalla "unità
didattica", spazio dedicato alle esposizioni ed alle conferenze,
dalla costruzione ospitante la biblioteca, l'erbario e il semenzaio.
L'unica struttura non ancora restaurata è quella che dovrà
accogliere il nuovo istituto di ricerca. Sette sono le serre di cui
sei in ferro-vetro ed una, quella ospitante le piante succulente, con
il solo soffitto a vetri. Nelle due più grandi, simili nel disegno,
si trovano numerose piante tropicali ed una eccezionale collezione di
Palmaceae. Entrambe sono dotate di sistemi di irrigazione e riscaldamento
automatici. La loro costruzione risale alla seconda metà del
XIX secolo. Le altre quattro serre, più piccole per dimensioni
e tutte identiche, ospitano differenti collezioni di piante carnivore,
pteridofite, orchidaceae e bromeliaceae. La costruzione
metallica più imponente è sicuramente l'"umbratile",
costruito nel 1897 dall'architetto Melida, inaugurato nel 1900 e appena
restaurato. Internamente vi sono oltre 150 piante sciafile ed una grande
vasca per le specie acquatiche. Per quanto concerne le restanti parti
dell'orto tre sono le zone di rilevante interesse. In primis la "scuola
botanica" che, recentemente ammodernata, risulta costituita di
ben sedici quadri. Entro questi quadri le specie sono disposte in funzione
di famiglia di appartenenza e degli attuali schemi tassonomici. La scuola
ha un'enorme valore didattico proprio per la struttura e l'ordine sistematico
seguito. I primi tre quadri sono occupati dalle piante monocotiledoni,
seguono poi le dicotiledoni che iniziano con le Ranunculaceae
per terminare con le Compositae. La "roccaglia", ideata
recentemente dal conservatore dell'orto è un'area che ospita
le piante della regione mediterranea ed in particolare quelle caratteristiche
degli ambienti sabbiosi e rocciosi. La struttura in pietra è
costituita da rocce silicee e calcaree mentre le sabbie sono solo di
struttura alcalina. Infine grande importanza rivestono i quadri occupati
dalle piante medicinali, da quelle orticole, dagli agrumi e dai cereali.
°Collezioni e piante importanti
Innanzi tutto va detto che l'orto botanico di
Valencia per la sua struttura e fisionomia viene considerato un giardino
arboreo; predominano infatti le collezioni di piante ad alto fusto.
Sicuramente la più preziosa fra tutte è quella delle Palmaceae
che, con decine di specie mediterranee e tropicali, è una delle
più importanti d'Europa. Molte palme sono poste nei quadri della
"scuola botanica" dedicati alle monocotiledoni, altre nella
"serra della Bassa" e tantissime sparse per il resto dell'orto.
Importanti anche le collezioni di piante succulente occupanti due serre,
il quadro più grande del giardino ed altre aree tra cui la "roccaglia".
La collezione di alberi maestosi più importante è rappresentata
dalla famiglia delle Fagaceae; sono una decina le specie di querce
presenti. Tra tutte ricordiamo all'ingresso dell'orto il Quercus
hartwissiana, maestoso albero originario del Caucaso alto più
di trenta metri. Eccezionali anche le dimensioni di diverse Gimnosperme,
in particolare delle Pinaceae poste al lato dell'"umbratile",
e di alberi come il Ginkgo biloba, la Zelkova crenata
e la Phytolacca dioica. Infine meritano un cenno le numerose
piante acquatiche presenti nelle tre fontane e nelle tre vasche, interessanti
anche dal punto di vista architettonico.
°Attività
Molteplici ed affascinanti sono le attività
scientifiche e di sensibilizzazione intraprese dall'orto botanico di
Valencia negli ultimi anni. Oltre agli ordinari lavori di giardinaggio,
cura dell'erbario ed aggiornamento della biblioteca i venticinque dipendenti
sono tutti impegnati nell'organizzazione di mostre, corsi, esposizioni
e conferenze. Solo nell'ultimo anno il giardino è stato visitato
da ben ottanta scolaresche, sono state organizzate quattro esposizioni
internazionali, due corsi di giardinaggio, tre concerti di musica classica,
un premio di pittura ed un concorso fotografico. Notevole il successo
di pubblico: l'orto è stato visitato in soli dieci mesi da ben
duecentomila persone.
di Gianluigi Bacchetta
Tratto da: "Archeologie &
Ambiente Naturale", prospettive di cooperazione tra le autonomie
locali nel sud dell'Europa. Amministrazione Comunale di Nuoro, 1993.