Al genere Acer, della famiglia delle Aceraceae
appartengono circa 150 specie di alberi e più raramente cespugli,
caducifogli o sempreverdi, distribuiti in America settentrionale e centrale,
Europa, Asia e Nord Africa. La maggior parte delle specie presenta foglie
palmate, lobatee e picciolate. I fiori sono riuniti in infiorescenze
a pannocchia, corimbo o racemo e sono per lo più poligami (fiore
maschile ed ermafroditi assieme). Caratteristici anche i frutti composti
da due samare fuse a livello del seme. Le samare sono un seme dotato
di ala che gli consente di planare allontanandosi per diversi metri
dalla pianta madre.
Gli aceri presentano un notevole interesse economico per il loro legno
duro e di facile lucidatura, utilizzato in ebanisteria e per costruzioni
navali. Da alcune specie (principalmente da Acer saccharum presente
in Nord America) si ricavano un succo zuccherino (sciroppo d'acero)
e uno zucchero (zucchero d'acero) apprezzati in alcuni paesi. La foglia
di Acer saccharum è rappresentata nella bandiera canadese ed
è l'emblema di questo paese.
In Italia vi sono circa 9 specie di Acero (alcune non sono ben differenziate),
mentre in Sardegna è presente l'acero minore o acero trilobo
(Acer monspessulanum), che si caratterizza per avere le foglie
con solamente tre lobi. Si trova negli ambienti montani dell'isola su
tutti i substrati.
Il distacco delle foglie avviene in una posizione
precisa, la zona di abscissione, in cui si trovano speciali cellule
differenziate sensibili all'etilene. Queste cellule si trovano nella
zona di connessione tra picciolo e fusto e si separano quando le foglie
invecchiano e ingialliscono. Dopo la caduta le cellule più esposte
formano uno strato protettivo suberizzato e quindi rimane una cicatrice
sul ramo.
Il processo di abscissione richiede diversi giorni durante i quali il
materiale organico e i sali minerali che possono essere ancora utili
alla pianta vengono riassorbiti dalle foglie. Vengono accumulati invece
nella foglia i cataboliti, cioè i prodotti di rifiuto del metabolismo
delle piante, che con questo sistema se ne possono liberare non avendo,
in genere, organi escretori.
L'abscissione ha anche la funzione di eliminare le foglie malate o danneggiate.
In genere lo stimolo alla caduta delle foglie è generato dall'etilene
prodotto dalle cellule danneggiate o senescenti disposte all'esterno
rispetto alla zona di abscissione. I microorganismi patogeni e gli insetti
che attaccano le foglie provocano una produzione massiccia di etilene
nelle cellule aggredite. Questo provoca la caduta della foglia, liberando
così la pianta dal parassita.
La caduta delle foglie avviene in tutte le specie perenni, che sono
sempreverdi o caducifoglie, tranne rare eccezioni (vedi la Welwitschia
mirabilis). Le foglie delle specie perenni, infatti, non hanno la
stessa durata di vita della pianta. Possono esaurire il loro ciclo in
un tempo inferiore all'anno e cadere tutte assieme lasciando la pianta
spoglia (specie caducifoglie), o avere un ciclo di durata variabile,
spesso di qualche anno, e cadere non tutte nello stesso momento cosicché
la pianta non rimane mai completamente spoglia (specie sempreverdi).
In alcune specie, come ad esempio in numerose querce, le foglie morte
non cadono ma rimangono sulla pianta per tutto l'inverno. Le foglie
di queste piante, che sostanzialmente hanno la stessa strategia delle
caducifoglie per il superamento della stagione avversa, si dicono marcescenti.
La caducità contemporanea delle foglie è una strategia
messa in atto per superare la stagione avversa, ed è legata a
quelle che sono le funzioni delle foglie. Come noto nella maggior parte
delle specie le foglie sono preposte alla fotosintesi e agli scambi
gassosi con l'ambiente esterno attraverso le aperture stomatiche. Nei
climi temperati, caratterizzati da precipitazioni distribuite durante
tutto l'arco dell'anno con un minimo nella stagione invernale, diventa
conveniente per le piante perdere le foglie durante la stagione fredda.
In inverno, infatti, vi sono poche ore di luce al giorno ed il sole,
basso sull'orizzonte, apporta energia in quantità modesta. Inoltre,
gli scambi gassosi operati dalle piante durante la fotosintesi comportano
una perdita di acqua sotto forma di vapore acqueo. Questa perdita può
essere per la pianta non sostenibile nel caso in cui l'acqua presente
nel suolo sia gelata e quindi non assorbibile dalle radici.
Nei climi caldi e aridi le piante che perdono le foglie lo fanno invece
durante la stagione calda. E' il caso anche di alcune specie mediterranee
come Euphorbia dendroides. Per queste piante la stagione avversa da
superare è principalmente quella estiva. Anche nei climi mediterranei,
infatti, durante l'inverno le giornate sono brevi e la radiazione luminosa
scarsa, però la stagione è mite e con una buona disponibilità
idrica. In questi climi le precipitazioni sono concentrate durante la
stagione fredda, in particolare in Autunno ed in Primavera, mentre sono
pressocché assenti per diversi mesi dell'anno, causando uno "stress
idrico" alle piante. Ecco che per le specie che si sono adattate
a substrati rocciosi o fortemente pietrosi, dove c'è poco suolo
e quindi una scarsa riserva idrica, spesso sui versanti meridionali
più esposti ad una intensa radiazione solare, è conveniente
la perdita delle foglie durante la stagione estiva.