L'Orto dei Semplici è uno dei settori di
più recente creazione (1996) dell'Orto Botanico di Cagliari.
E' stato concepito per ospitare le piante officinali (i semplici) più
utilizzate nella tradizione popolare e quelle che la moderna scienza
erboristica considera più efficaci. In considerazione del fatto
che molte delle piante officinali sono specie aromatiche il settore
è stato sin dall'inizio concepito per essere fruibile da non
vedenti e ipovedenti ed attrezzato a questo scopo con pannelli esplicativi
in caratteri braille e corrimano attorno ad alcune aiuole.
L'Orto dei semplici è suddiviso in settori che corrispondono
alle funzioni medicinali di utilizzo più corrente dei taxa secondo
lo schema riportato nel pannello esplicativo presente all'ingresso dell'area.
I settori sono:
° Piante attive sul sistema respiratorio
° Piante attive sul sistema genito-urinario
° Piante attive sull'apparato digerente
° Piante attive sul sistema nervoso
° Piante attive sulla cute
° Piante ad attività antiparassitaria
° Piante attive sul sistema muscolo-scheletrico
° Piante attive sul sistema cardio-circolatorio
I settori sono elencati nella cartina di seguito riportata:
Gli Orti dei Semplici sono strutture nate per
la coltivazione e lo studio dei "Semplici" (venivano definiti
semplici i medicamenti tratti direttamente dai vegetali). Il primo Hortus
Simplicium di tipo universitario (Horti Academici nel senso di Linneo)
nacque a Pisa nel 1543 per opera di Luca Ghini, e viene considerato
il primo Orto Botanico in senso moderno. Il più antico Hortus
simplicium universitario ancora esistente nel luogo di fondazione è
quello di Padova di cui sotto si riporta la pianta originaria.
Su questo argomento vedere anche la storia degli Orti Botanici nell'introduzione.
Fig. 1 Planimetria dell'Hortus
sphaericus, l'Orto dei Semplici di Padova, del 1591.
La necessità di trovare rimedi per combattere
le malattie è sempre stata fondamentale per l'uomo. Fino alla
nascita della chimica di sintesi (XIX secolo) questi rimedi potevano
essere cercati solamente nell'ambito del mondo naturale. La capacità
di osservazione dell'uomo gli ha consentito sin dalla preistoria di
distinguere numerose piante e di "catalogarne" i possibili
utilizzi anche a scopo officinale. Sino alla nascita della moderna medicina
questo tipo di indagine non aveva un carattere sistematico e "scientifico"
nel senso moderno del termine, ma si intrecciava con pratiche magiche
e religiose ed osservazioni che spesso portavano, per esempio, ad identificare
le proprietà terapeutiche di una specie sulla base di somiglianze
morfologiche con l'organo da curare. Esistono comunque documenti sorprendentemente
dettagliati a partire dal III millennio a.C. di Fenici, Assiro-Babilonesi
ed Egizi sull'utilizzo delle piante a scopo curativo, mentre in Cina
addirittura 8000 anni fa si preparavano medicamenti ancora oggi contemplati
dalla loro farmacopea. I primi studi sistematici di farmacopea botanica
furono però compiuti in Grecia durante l'età ellenistica,
il primo documento in questo senso viene considerato l'erbario illustrato,
con la descrizione della pianta e delle sue virtù, realizzato
da Crautea, medico di Mitridate VI del Ponto (120-63 a.C.).
Un importantissimo documento, sul quale si basò tutta la farmacopea
medioevale, è il De materia medica, che venne composto da Dioscoride
Pedanio nel 54-68 d.C., e che venne sviluppata da più studiosi
sul finire dell'evo antico. Miniature di questa opera vennero riprodotte
e diffuse nei monasteri medioevali; durante il Medioevo centri di ricerca
di farmaceutica botanica furono appunto i monasteri, in particolare
quelli benedettini. Importante è stato il lavoro di Costantino
Africano, un saraceno convertitosi al cristianesimo che tradusse e confrontò
le principali opere mediche islamiche riaccendendo in Europa l'interesse
per la ricerca in questo campo che avrebbe portato attorno al XII secolo
alla stesura del De semplici medicina, un "dizionario" delle
piante utilizzate per uso farmaceutico che compendiava le conoscenze
acquisite dalla letteratura antica, dall'opera di Costantino Africano
e dall'osservazione diretta. Nei monasteri benedettini la nascita della
figura dell'Infirmarius, monaco specializzato nella preparazione dei
medicamenti ha consentito di tenere viva la ricerca medica e di farmaceutica
botanica, anche con l'istituzione degli Herbolarius, cioè di
settori dei giardini monastici deputati alla coltivazione delle essenze
officinali. Gli Orti dei semplici, ed in seguito gli Orti Botanici,
sono l'evoluzione dell'Herbularius medioevale e degli Orti medici e
farmaceutici secondo il seguente schema (Carmine Marinucci, 1992):
° I fase: Orti
medici e farmaceutici. Sono orti privati di Medici, Speziali, di Monasteri,
di Ospedali
° II fase: Orti dei Semplici, privati
ma già a carattere didattico per l'insegnamento dei Semplici.
Iniziarono a svilupparsi nel secolo XIV a Salerno, Praga.
° III fase: Orti dei Semplici adattati
all'insegnamento universitario. Si svilupparono dal secolo XV a Roma
(Orto Vaticano, 1477), a Colonia (Orto Echtiano, 1490), etc.
° IV fase: Orti dei Semplici creati
per le Università e nelle Università a sussidio e dimostrazione
dei Semplici. Questi furono i primi Horti Academici nel senso di Linneo
e sorsero a Pisa (1543), Padova (1545), Firenze (1545), Bologna (1568),
Leyden (1577), Lipsia (1580), Koenisberg (1581), Breslavia (1587), Parigi
(1590), ecc.
° V fase: gli attuali Orti Botanici.