Cisterna di origine romana del tipo cosiddetto
a "bottiglia", che ha subito nel corso dei secoli diverse
modifiche, con una base circolare dal diametro di 9 m ed un'altezza
di 8,50 m.
La cisterna è internamente rivestita in cocciopesto una malta
idraulica, costituita da calce pozzolanica e frammenti di laterizi,
utilizzata dagli antichi romani per impermeabilizzare i condotti idrici.
La capienza era di circa 160 m³, l'acqua piovana veniva convogliata
sfruttando la pendenza della collina.
La cisterna era inserita in un sistema di cisterne e canalizzazioni
che costituivano un piccolo acquedotto nella valla di Palabanda forse
parte integrante dell'acquedotto che i romani realizzarono nell'antica
Karalis.
Attualmente la cisterna presenta l'apertura per la raccolta delle acque
chiusa, in quanto al di sopra è stato costruito il Dipartimento
di Giurisprudenza.
Per prelevare l'acqua della cisterna sfruttando la forza di gravità
i romani scavarono alla base un condotto lungo circa 40 m, largo mediamente
1 m e alto circa 1,7 m. Interessante notare la canaletta scavata a circa
un metro d'altezza larga 15 cm e profonda circa 10, che permetteva di
convogliare l'acqua all'esterno.
Di cisterne come questa nel solo Orto Botanico ve ne sono altre 2 in
stato di conservazione abbastanza buono. Sono presenti anche altre tre
cavità, un tempo probabilmente cisterne e alle quali è
crollata la volta.
Le antiche opere idrauliche presenti nell'Orto Botanico, sono state
poste in relazione con l'esistenza, in questo lembo della Cagliari romana,
di un giardino attrezzato con canalizzazioni artificiali e giochi d'acqua.
Nel vicino Orto dei Cappuccini, ora di proprietà comunale, si
aprono varie e monumentali cisterne scavate nella roccia calcarea per
lungo tempo attribuite al periodo punico. Si tratta invece di cave di
blocchi aperte forse nel II secolo d.C., per la costruzione del vicino
Anfiteatro Romano. Esse furono adibite a cisterne solo in un secondo
tempo, una volta impermeabilizzate con il cocciopesto. La più
ampia poteva contenere fino a 1.000.000 di litri di acqua piovana, proveniente
dall'anfiteatro attraverso un lungo cunicolo sotterraneo tuttora percorribile.
In seguito fu sicuramente adibita a carcere, come testimoniano i numerosi
anelli osservabili lungo le pareti, destinati al fissaggio delle catene.
In corrispondenza di uno di questi è stato scoperto un graffito
paleocristiano risalente all'inizio del IV secolo d.C. probabilmente
realizzato da uno sconosciuto martire cristiano, detenuto prima di essere
ucciso nei giochi dell'anfiteatro.