Si dicono grasse o succulente le piante che hanno
le parti sopra terra (fusto, rami e foglie) ingrossate e carnose. Succulente
è il termine più corretto perché l'ingrossamento
è dato da succo, cioè da acqua e non da grasso. Tutte
le piante succulente hanno in comune l'ingrossamento acquoso del fusto
o delle foglie, ma possono differire molto l'una dall'altra per struttura,
tipo di fiori ecc. Queste piante sono distribuite in una cinquantina
di famiglie.
Tipologia di succulenza
L'ingrossamento si può formare nel fusto
o nelle foglie (raramente nell'uno e nelle altre): si può quindi
fare una distinzione pratica in piante a fusto grasso (come le Cactaceae,
e le Euphorbiaceae) e piante a foglie grasse (come il Mesembrianthemum
e le Crassulaceae ecc.). Tanto nel fusto quanto nelle foglie
l'ingrossamento può essere molto diverso da una pianta all'altra:
dai fusti sferici o quasi della Euphorbia obesa e dell'Astrophytum
asterias a quelli cilindrici scanalati di altre Euphorbia
e dei Cereus, a quelli appiattiti degli Epiphyllum; dalle
foglie carnose ma sempre appiattite di Echeveria a quelle cilindriche
di certi Sedum e a quelle sferiche di Senecioroweleyanus.
Qualche famiglia è formata tutta, o quasi, di piante succulente,
come le Cactaceae, le Crassulaceae e le Mesembrianthemaceae,
altre famiglie comprendono centinaia di specie succulente e un numero
maggiore di specie non succulente come le Asclepiadaceae, le
Euphorbiaceae e le Liliaceae.
Habitat
Le piante succulente vivono generalmente in luoghi
nei quali a periodi di pioggia più o meno abbondante si alternano
con una certa regolarità periodi di siccità. Nella stagione
piovosa le piante vegetano, assorbono l'acqua e costituiscono una riserva
da utilizzare nella stagione secca, che può durare anche parecchi
mesi. Il clima più indicato per le succulente é subtropicale
caldo-temperato, con minime invernali non inferiori a 5-6 gradi e notevoli
escursioni termiche annuali e diurne. Le piogge possono cadere dall'autunno
alla primavera, con siccità estiva (pressappoco come da noi),
ma generalmente cadono nell'estate e il periodo di siccità è
in inverno.
Non ci sono piante succulente nei veri deserti (come il Sahara) nei
quali possono anche passare anni senza che piova e le piante non potrebbero
farsi una provvista d'acqua sufficiente per tanto tempo. In questi deserti
possono vivere solo piante con radici lunghissime, che arrivano a trovare
l'acqua a grande profondità, e con la parte sopra terra ridottissima,
a ciuffo compatto, che disperde poca acqua; oppure "piante effimere",
che nascono dopo la pioggia, crescono, fioriscono, fruttificano in pochi
giorni e muoiono, lasciando i semi che germineranno alla pioggia successiva,
magari dopo anni.
Sono succulente anche molte epifite che vivono in poco terriccio raccolto
sugli alberi della foresta equatoriale sempreverde, specialmente in
America: hanno per lo più il fusto molto sottile o appiattito
come una foglia (come Epiphyllum e Rhipsalis, le meno
"grasse" fra le Cactaceae).
Le succulente assorbono tanto l'acqua che penetra nel suolo in seguito
a precipitazioni quanto quella che risale per capillarità assieme
ai sali che vi sono disciolti, necessari per la nutrizione. Quando le
piogge sono finite e il sottosuolo é asciutto, le piante "fanno
economia", per questo la quantità di acqua che cade in un
anno è meno importante per la loro sopravvivenza della lunghezza
del periodo di siccità.
Corologia
Le piante succulente abbondano specialmente in
America e in Africa, le Cactaceae sono tutte americane. Nella foresta
sempreverde,specialmente del Brasile, vivono molte epifite (Epiphyllum,
Rhipsalis etc.). In Africa, nelle Canarie, nell'Arabia meridionale,
nel Madagascar vivono, talvolta in grandi quantità, centinaia
di specie di Euphorbia succulente, i cui fusti ricordano nelle
forme le Cactaceae. Fra le piante a foglie grasse, le Aloe e
i generi affini (come Haworthia) e specialmente le centinaia
di Mesembrianthemum, sono quasi tutte dell'Africa meridionale,
specialmente occidentale. L'Asia, se si esclude l'Arabia, e l'Oceania
hanno poche specie succulente.
Piante succulente nostrane sono i Sedum e i Sempervivum,
con decine di specie e varietà, diffuse dalla pianura alla montagna.
Il terreno nel quale vivono (fessure e piccoli incavi delle rocce, muri
a secco, pendii argillosi nei quali le piogge brevi scorrono senza penetrare)
si prosciuga rapidamente e le piante debbono fare provvista d'acqua
per sostituire quella che il sole e il vento, sempre forti in montagna,
asportano. D'inverno, poi, in alta montagna, le piante non possono assorbire
perché gelata.
Anche nei terreni paludosi salmastri, per esempio intorno allo stagno
di S. Gilla, abbondano le succulente: Salicornia, Halocnemum, Arthrocnemum.
Questi sono habitat quasi sempre ricchi di acqua non immediatamente
disponibile per le piante in quanto sotto forma di soluzione salina.
La pianta infatti non può "strappare" l'acqua da una
soluzione più concentrata dei suoi succhi cellulari. Per riuscirvi
alcune specie riescono a renderli più concentrati rispetto alla
soluzione salina dell'ambiente nel quale vivono.
Anche se le piante grasse spontanee in Europa sono poche, il mite clima
mediterraneo permette di coltivarne molte anche all'aperto: Agave, Aloe,
Opuntia, Cereus, Mesembrianthemum etc. Qualche pianta succulenta importata
da altre regioni del globo si è naturalizzata da noi, come il
fico d'India (Opuntia maxima), l'Agave (Agave americana) e il fico degli
ottentotti (Carpobrotus acinaciformis) che si sono in alcuni casi inseriti
nella flora mediterranea.
Adattamenti dell'apparato radicale agli ambienti
aridi
Le piante che debbono vivere e crescere in condizioni generalmente sfavorevoli
alle altre piante, con piogge scarse o a lunghi intervalli, insolazione
intensa e alta temperatura, venti violenti e persistenti, debbono potere
assorbire rapidamente l'acqua, anche se in piccole quantità,
immagazzinarla e conservarla.
L'assorbimento dell'acqua compete per la massima parte alle radici,
che spesso sono molto superficiali. Il fittone, che penetra nel terreno,
può essere anche molto piccolo in proporzione alla pianta: pochi
centimetri nelle Cactaceae globose, pochi decimetri nei grandi Cereus.
A poca profondità nel terreno si dipartono radici laterali molto
lunghe, che si estendono orizzontalmente con radici più sottili
e ramificate. Anche se le piante sono distanti tra loro diversi metri
sotto la superficie del terreno (da uno a cinque centimetri di profondità)
si ha un fitto reticolo di radici sottili, in grado di assorbire non
solo la pioggia, ma perfino l'acqua delle precipitazioni occulte (rugiada
e nebbia). Sulle spine delle Cactaceae, sui rilievi delle foglie di
altre piante (le punte del Delosperma echinatum e il ciuffo di peli
delle foglie di Trichodiadema etc.) si può condensare l'umidità
dell'aria che può essere in parte assorbita.
Riserve di acqua
La riserva d'acqua può essere contenuta in tutte le parti della
pianta. Alcune Cactaceae (come Peniocereus, Wilcoxia, Ariocarpus), alcune
Euphorbia e l'Haworthia maughanii hanno radici grosse, ricche di acqua.
Molto più numerose sono le specie che formano la riserva di acqua
nel fusto o nelle foglie, cioè le piante a fusto e a foglie succulente.
Il fusto è il serbatoio dell'acqua in quasi tutte le Cactaceae,
nelle Euphorbiaceae succulente e in molte altre piante appartenenti
a gruppi che dal punto di vista sistematico possono essere anche molto
lontani uno dall'altro. Ma la necessità comune a tutte di immagazzinare
e difendere le riserve d'acqua dagli animali ha fatto si che sviluppassero
forme e strutture similari assumendo il tipico aspetto a "cactus"(fenomeno
di convergenza evolutiva, vedi sotto).
Adattamenti delle foglie
In tutte le piante a fusto ingrossato le foglie possono mancare, essere
sostituite da spine, ridotte a squame piccolissime o essere relativamente
grandi, ma presenti solo durante la stagione delle piogge, cioè
per poche settimane. Il fusto le deve sostituire nella funzione clorofilliana;
rimane verde per parecchi anni e molto spesso la superficie fotosintetizzante
è aumentata dalla presenza di rilievi (tubercoli, coste) formanti
dalle basi fogliari.
Adattamenti del fusto
L'apice del fusto è spesso infossato, nelle Cactaceae peloso,
per difendere le parti più giovani e delicate della pianta da
sole e vento. Le parti della pianta adulte hanno la superficie indurita
da una robusta cuticola. In alcuni casi la cuticola non è molto
ispessita (es. Lophophora, Lithops), questo consente alla pianta di
ritrarsi durante la stagione secca tanto da rimanere più o meno
coperta (e quindi protetta) dal terreno. Gli stomi delle piante grasse
sono poche decine per mm2 (nelle altre piante sono centinaia per mm2)
e spesso infossati per essere meglio protetti e limitare al massimo
le perdite di acqua per evapotraspirazione.
Il tessuto acquifero (parenchima acquifero), che ha la funzione di conservare
l'acqua, è molto sviluppato e può costituire quasi tutto
il fusto. Attorno al midollo vi è la cerchia dei fasci, che sono
sottilissimi. La parte legnosa è infatti quasi inutile, perché
la rigidità del fusto è data dalle cellule turgide d'acqua
e bastano pochi e piccoli vasi per portare la poca acqua necessaria
per la traspirazione in economia. Questo spiega perché i fusti
di molte piante grasse si tagliano tanto facilmente con una lama.
Morfologia delle piante a foglie succulente
Le piante a foglie succulente possono avere forme molto diverse. Specialmente
dove la siccità non é molto lunga le foglie possono essere
grandi e relativamente sottili, spesso però disposte a rosetta
più o meno fitta in modo da coprirsi in parte l'una con l'altra,
lasciando solo la parte estrema esposta al sole e al vento.
In alcune specie le foglie fitte vengono a formare un cilindro continuo
o quasi, lasciando scoperti solo i margini (es. Crassula rupestris ssp.
marnierana ).
Spesso le basi fogliari formano una parte del fusto succulento. Tanto
nelle foglie a lamina grande, quanto in quelle a lamina piccola, invisibile
o quasi a occhio nudo (es. Euphorbia aphylla), la base fogliare può
essere lunga o larga, essere saldata al fusto o avvolgerlo in parte
e persistere anche dopo la caduta della lamina e sostituirla nella funzione
clorofilliana. Molto più spesso le basi fogliari sporgono nettamente.
I podari, cioè le basi fogliari concresciute col fusto, persistenti
e più o meno sporgenti, possono rimanere separati uno dall'altro
(come i tubercoli della Mammillaria, delle Euphorbiaceae) o fondersi
in serie continue, formando le coste di molte Cactaceae, Euphorbiaceae,
Stapelia etc.
Protezioni da un'eccessiva radiazione solare
In certi Mesembrianthemum, le foglie piccole, ricchissime di acqua (che
può formare oltre il 90% del peso totale) sono infossate nel
terreno, lasciando scoperto solo l'apice dotato di una finestra priva
di clorofilla (e quindi trasparente) attraverso la quale la luce arriva
alla parte sotterranea della pianta permettendo la fotosintesi (genere
Fenestraria). In questo modo la clorofilla viene protetta dai danni
che le potrebbero derivare dall'esposizione ad una fortissima radiazione
luminosa.
Le piante grasse possono anche avere, sul fusto e sulle foglie, peli
che le difendono in parte dal sole e dal vento (es. il genere Espostoa),
o rivestimenti cerosi che coprono la cuticola, diminuendone ulteriormente
la permeabilità.
Protezioni da un'eccessiva radiazione solare
In certi Mesembrianthemum, le foglie piccole, ricchissime di acqua (che
può formare oltre il 90% del peso totale) sono infossate nel
terreno, lasciando scoperto solo l'apice dotato di una finestra priva
di clorofilla (e quindi trasparente) attraverso la quale la luce arriva
alla parte sotterranea della pianta permettendo la fotosintesi (genere
Fenestraria). In questo modo la clorofilla viene protetta dai danni
che le potrebbero derivare dall'esposizione ad una fortissima radiazione
luminosa.
Le piante grasse possono anche avere, sul fusto e sulle foglie, peli
che le difendono in parte dal sole e dal vento (es. il genere Espostoa),
o rivestimenti cerosi che coprono la cuticola, diminuendone ulteriormente
la permeabilità.