Viene chiamato "deserto" il settore
dell'Orto Botanico destinato all'esposizione delle specie succulente
all'aperto, nel quale si possono distinguere due sottosettori: quello
delle piante di origine africana e quello delle piante di origine americana.
Questa distinzione ha un importante significato evolutivo in quanto
l'origine delle zone aride è avvenuta in un periodo successivo
all'apertura dell'Oceano Atlantico, iniziatasi a partire dal Cretaceo.
Le principali famiglie di piante succulente, le Cactaceae, esclusive
del continente americano e le Euphorbiaceae, esclusive di quello africano
hanno evoluto i loro adattamenti all'aridità in maniera indipendente
sulle due sponde dell'Atlantico. La necessità di sopravvivere
in un ambiente così peculiare ha portato queste famiglie a sviluppare
in molti casi i medesimi adattamenti.
Forze selettive simili, che agiscono su piante
che crescono in habitat simili, ma in differenti regioni del mondo,
spesso determinano somiglianze apparenti tra specie lontane dal punto
di vista evolutivo. Questo processo prende il nome di evoluzione convergente.
Un esempio è dato dalle caratteristiche adattative delle piante
che crescono in climi desertici - succulenza, fusti colonnari, spine
protettive e foglie ridotte. Tre famiglie del tutto diverse di piante
a fiori, le Euphorbiaceae, le Cactaceae e le Asclepidiaceae, presentano
specie che hanno sviluppato queste caratteristiche. I rappresentanti
succulenti delle Euphorbiaceae e delle Asclepiadaceae si sono evoluti
da piante provviste di foglie del tutto dissimili l'una dall'altra.
Queste famiglie si sono evolute separatamente in diverse zone aride
del globo. Con l'eccezione di un'unica specie, le Cactaceae sono esclusive
delle Americhe mentre i rappresentanti succulenti delle Euphorbiaceae
e delle Asclepiadaceae crescono principalmente nelle regioni desertiche
asiatiche e in particolar modo africane, dove svolgono un ruolo ecologico
simile a quello dei cactus americani. Interessante notare come l'adattamento
della fotosintesi CAM (vedi sotto) si sia sviluppato indipendentemente
nelle tre famiglie a partire da individui con fotosintesi C3.
In molte piante succulente, come le Cactaceae
e le Crassulaceae si è evoluta una peculiare strategia
per la fotosintesi, scoperto per la prima volta nelle Crassulaceae
e per questo chiamato CAM (meccanismo acido delle Crassulaceae).
Il problema delle piante che vivono in climi aridi è che per
poter fare la fotosintesi hanno bisogno di aprire gli stomi per effettuare
scambi gassosi con l'esterno, cioè prendere dall'atmosfera anidride
carbonica e liberarsi dell'ossigeno prodotto con la fotosintesi. Quando
le piante aprono gli stomi per gli scambi gassosi un pò dell'acqua
contenuta nella pianta evapora sotto forma di vapore acqueo. Questo
è un processo puramente fisico, dovuto al fatto che l'umidità
interna della pianta è superiore a quella presente nell'atmosfera
e la pianta non può fare nulla per evitarlo completamente.
I fattori climatici influenzano la perdita di acqua da parte delle piante,
in particolare bassa umidità atmosferica, elevata temperatura
e ventosità incrementano la perdita di acqua per evitare la quale
nel mondo vegetale si sono evolute diverse strategie. Un sistema drastico
ma efficace è quello di chiudere gli stomi, ma in questa condizione
le piante non possono fotosintetizzare e alla lunga muoiono di "fame".
Altri meccanismi sono quelli per la protezione degli stomi dagli eventi
atmosferici sopra citati, riparandoli con una fitta peluria o, come
fanno molte succulente, proteggendoli dal vento negli incavi delle costolature
del fusto. La strategia forse più raffinata per permettere alle
piante gli scambi gassosi necessari alla fotosintesi con la minima perdita
di acqua è però quella messa in atto dalle piante CAM.
Queste hanno evoluto una "separazione temporale" al fine di
permettere alle loro cellule che operano la fotosintesi di fissare l'anidride
carbonica al buio. L'anidride carbonica viene immagazzinata di notte
nei vacuoli delle cellule fotosintetiche sotto forma di acido malico
e viene prelevata di giorno per effettuare la fotosintesi. Questo meccanismo
consente alle piante CAM di aprire gli stomi per effettuare gli scambi
gassosi di notte, quando la temperatura è più bassa e
l'aria più umida e sfruttare di giorno l'anidride carbonica accumulata
per operare la fotosintesi quando è disponibile la radiazione
solare. Grazie a questo meccanismo una pianta CAM può effettuare
gli scambi gassosi perdendo solo 50-100 g di acqua per ogni grammo di
anidride carbonica assorbito dall'atmosfera contro i 250-500 di piante
che hanno differenti meccanismi per al fotosintesi. Durante i periodi
di prolungata siccità le piante CAM possono tenere chiusi gli
stomi sia di giorno che di notte, fissando nuovamente, a bassa velocità
metabolica, l'anidride carbonica prodotta durante la respirazione. In
questo modo possono rallentare molto, ma senza fermare completamente,
il loro metabolismo.
Questo adattamento è molto diffuso nel mondo vegetale: sono circa
23 le famiglie di Angiosperme che lo adottano. Anche se è un
meccanismo adottato soprattutto da succulente non tutte le piante CAM
sono succulente, due esempi sono l'ananas (Ananas Comosus) e
Tillandsia usneoides, due Bromeliaceae (vedi tappa
5). Vi sono anche piante CAM non angiosperme, come Welwitschiamirabilis (una "gimnosperma", vedi tappa
1) e alcune "pteridofite".