Il genere Nelumbo comprende due specie
acquatiche, Nelumbo nucifera (sinonimo di Nelumbospeciosa),
dai petali rosa, originaria dell'Asia e dell'Australia Nord Orientale
e Nelumbolutea, dai petali gialli, diffusa in America,
dagli Stati Uniti Orientali alla Colombia. Questo genere secondo alcuni
andrebbe inserito all'interno della famiglia delle Nympheaceae.
Il fior di loto, conosciuto fin dall'antichità, veniva un tempo
coltivato sulle rive del Nilo e i sui semi costituivano le famose "fave
d'Egitto". Il fiore era sacro nell'antico egitto e lo è
ancora oggi nel Brahamanesimo e nel Buddismo. Queste religioni raffigurano
il Buddha e il Brahama assissi su di un trono a forma di fior di loto.
La resistenza a basse temperature del rizoma immerso nel fango, ne consente
la coltivazione anche nelle regioni nordiche.
Le piante hanno riconquistato gli ambienti umidi
La vita è nata in ambiente acquatico e anche i più antichi
rappresentanti del regno vegetale vivevano in questo ambiente. Per colonizzare
la terraferma le piante hanno dovuto sviluppare una serie di adattamenti
che le proteggessero dall'essiccamento e consentissero di sostenere
il peso della loro parte aerea, non più sorretta dalla spinta
idrostatica dell'acqua. Questi adattamenti sono quelli propri di quelle
che noi chiamiamo piante superiori. Le piante superiori, che in seguito
hanno ricolonizzato gli ambienti acquatici, hanno dovuto adattare la
loro condizione di piante terrestri a quell'ambiente per loro nuovo.
Un esempio, di questa evoluzione può essere preso dal mondo animale
e in particolare dai cetacei (balene, delfini) che sono mammiferi, una
classe che si è evoluta in ambienti terrestri. Anche per gli
animali la vita è iniziata in acqua, solamente dopo parecchi
milioni di anni i primi vertebrati (anfibi) hanno colonizzato la terraferma.
Da questi si sono evoluti tutti i gruppi di animali terrestri oggi esistenti.
I mammiferi, per riadattarsi alla vita in acqua hanno dovuto perciò
superare degli ostacoli dovuti alla loro condizione di animali terrestri,
per esempio il problema della respirazione, non possedendo più
le branchie ma polmoni adatti alla respirazione aerea. Similmente le
piante superiori hanno dovuto sviluppare parecchi adattamenti per poter
vivere negli ambienti acquatici.
Adattamenti delle piante ad ambienti acquatici
con forti variazioni stagionali
Gli ambienti acquatici possono differire tra loro per parecchi parametri
ecologici quali la profondità dell'acqua, la sua trasparenza,
la forza della corrente, la possibile variazione nel livello, la ricchezza
o povertà in sostanze nutritive, la temperatura, la possibilità
di gelate invernali.
Vi sono ad esempio piante acquatiche adattate ad ambienti nei quali,
a causa dei ritmi stagionali, lo specchio d'acqua può giungere
a prosciugarsi. Il ciclo vitale di queste piante segue quello dell'alternanza
dei ritmi stagionali, in modo che prima dell'arrivo della stagione secca
le piante hanno fiorito e fruttificato assicurando la sopravvivenza
della specie. Tipicamente, con l'inizio della stagione delle pioggie,
le piante sviluppano caratteristiche forme giovanili come foglie sottili,
nastriformi, tenere e trasparenti. Solo in seguito vengono prodotte
foglie sommerse e galleggianti caratteristiche per ogni specie.
Le foglie delle piante acquatiche sono in genere contraddistinte dall'avere
un ridotto numero di stomi, epidermide sottile e ampi canali aeriferi.
Questa struttura consente alle piante di assumere direttamente dall'acqua
ossigeno, anidride carbonica e sostanze nutritive. Spesso le piante
acquatiche presentano il fenomeno dell'eterofillia, hanno cioè
foglie di forma differente in diverse parti della pianta. Le foglie
acquatiche, infatti, sono in genere delicate, sottili, trasparenti e
nastriformi, in modo da avere una maggiore superficie di scambio con
il mezzo nel quale sono immerse e da offrire una minore resistenza alla
corrente. Le foglie emerse invece, similmente a quanto accade per le
piante terrestri, hanno margine intero, sono dure, coriacee e spesso
pelose. Con il progressivo proscigarsi dello spechio d'acqua nel quale
vivono, le piante fioriscono e fruttificano, assicurando la sopravvivenza
della specie sotto forma di seme. E' quanto in Sardegna è possibile
osservare in diversi luoghi ricchi di acqua da fine Autunno all'inizio
della Primavera e asciutti nel resto dell'anno. Esempi di questo tipo
di ambienti sono i "Pauli" della giara, e a Cagliari, le piccole
pozze presenti sul promontorio di Capo S. Elia. In quasti ambienti è
possibile osservare durante l'anno due tipi di vegetazione: adattato
agli ambienti acquatici in inverno e agli ambienti aridi d'estate.
Strutture galleggianti
Molte piante acquatiche sviluppano sulla superficie dell'acqua delle
foglie galleggianti con specifici adattamenti all'acqua. Queste foglie
sono particolarmente ricche di spazi intercellulari che favoriscono
la fotosintesi migliorando le possibilità di scambi gassosi con
l'ambiente esterno. Sulla pagina inferiore delle foglie galleggianti
di alcune specie (come le Nynphaeaceae) si trovano, nell'epidermide,
molte cellule ghiandolari che permettono alla pianta di assumere acqua
e sostanze minerali. Per colonizzare gli ambienti di acque più
profonde e adattarsi meglio alle eventuali modificazioni del livello
dell'acqua alcune piante acquatiche hanno evoluto la strategia del galleggiamento
dell'intera pianta. Le specie di Salvinia (visibili nella vasca del
fior di loto), ad esempio, hanno due foglie galleggianti munite di numerosi
spazi intercellulari, mentre la foglia sommersa è suddivisa in
svariate frange con una peluria filiforme che ha le funzioni dell'apparato
radicale, assente in queste piante. Alcune specie hanno piccioli rigonfi
di un tessuto spugnoso (aerenchima) che gli permette di galleggiare,
come avviene per i giacinti d'acqua (Eichornia crassipes, vasca
del papiro, tappa
7).
Impermeabilità delle foglie
Altri meccanismi messi in atto dalle piante acquatiche sono quelli che
assicurano l'impermeabilità delle piante galleggianti al fine
di mantenere asciutte le superfici fogliari proteggendole dalla pioggia
e dalla rugiada. Sono impermeabili ad esempio le foglie del fior di
loto (provare a gettargli sopra un poco d'acqua senza toccarle con le
mani) a causa delle numerose papille che le ricoprono. Anche le specie
di Salvinia sono protette dall'acqua grazie a fitte papille sulle quali
sono presenti dei peli. La forma "a barchetta" permette, inoltre,
all'acqua di scivolare via da queste foglie rapidamente. In altre piante,
come Pistia stratioites (strana cisterna, tappa
35), le foglie sono impermeabilizzate grazie ad una folta
peluria. Allo stesso scopo la superficie di molte foglie acquatiche
galleggianti è curvata per favorire un più facile deflusso
dell'acqua. Victoria amazonica, nota pianta acquatica in grado di sviluppare
foglie galleggianti fino a 2,5 metri di diametro, ha gli stomi concentrati
sulla pagina superiore, costolature che irrigidiscono la stuttura e
un margine rialzato fino a 10 cm, che consente di resistere efficacemente
alle onde.
Tra le piante acquatiche ve ne sono alcune che hanno sviluppato l'habitus
carnivoro per sopravvivere in ambienti poveri di azoto. E' il caso delle
piante del genere Utricularia di cui si è parlato in tappa
3.
Vi sono piante acquatiche che, per sopravvivere a periodi sfavorevoli,
sviluppano degli ibernacoli (gemme ibernanti, turioni). In Autunno queste
strutture scendono verso il fondo dove sopravvivono per tutta la stagione
fredda. Nella stagione successiva risalgono in superficie e formano
nuovi getti. Interessante in questo contesto anche il comportamento
di alcune Lemnaceae che nella tarda estate sviluppano delle fronde modificate,
più piccole, con spazi intercellulari molto ridotti e più
ricche in amido. Queste piante perdono così la loro galleggiabilità
e scendono sul fondo. In Primavera le fronde iniziano di nuovo a crescere
e ritornano in superficie.
Strategie riproduttive
L'impollinazione delle piante acquatiche solitamente è affidata
al vento o agli insetti, non dissimilmente a quanto avviene nella maggior
parte delle piante terrestri. Vi sono però anche in questo campo
degli adattamenti particolari. Alcune specie hanno sviluppato l'idrofilia,
cioè l'impollinazione attraverso l'acqua. I fiori di queste piante,
come avviene per quelli delle anemofile (impollinate dal vento), non
sono vistosi od odorosi perchè non hanno la necessità
di attrarre gli insetti. In alcune di queste piante il polline viene
trasportato in sospensione nell'acqua, mentre in altri casi il polline
viene trasferito per galleggiamento sulla superficie dell'acqua. Possono
anche essere trasferiti per galleggiamento i fiori maschili. Molto peculiari
sono gli adattamenti nella famiglia delle Hydrocharitaceae alla
quale appartiene anche il genere Helodea, con Helodeacanadensis, una specie che ha colonizzato i fiumi europei a partire
dal 1836. Tra gli adattamenti più curiosi sviluppati nell'ambito
di questa famiglia vi sono quelli per proteggere i delicati fiori dal
moto ondoso. Se per esempio i fiori di Hydrilla verticillata
finiscono sott'acqua, i petali si chiudono e grazie ad una bollicina
d'aria imprigionata, gli stigmi restano asciutti. Nel genere Egeria,
invece, in caso di intenso movimento dell'acqua i fiori vengono eretti
poco oltre il pelo dell'acqua. Nel genere Elodea il polline, che non
si bagna, galleggia sulla superficie dell'acqua e viene spinto dalla
corrente verso i fiori femminili galleggianti in superficie. Attorno
ai fiori femminili si trova una piccola insenatura attraverso cui viene
attratto il polline. In altri generi sono direttamente i fiori maschili
a galleggiare e ad essere vettori del polline, nel caso del genere Lagarosiphon
vengono addirittura prodotte delle strutture con funzione di "vela"
che consentono ai fiori maschili di navigare sulla superficie dell'acqua
sospinti dal vento. Nel genere Hydrilla vi sono delle spate maschili
con un solo fiore, al momento della maturazione la spata si lacera e
la gemma piena di gas sale in superficie e galleggia per circa mezzora,
poi si apre di scatto e proietta il polline per un raggio di una ventina
di centimetri. Il fiore femminile che galleggia sulla superficie dell'acqua
costituisce una sorta di largo imbuto con lo scopo di raccolgiere il
polline lanciato dai fiori maschili.
Per gli adattamenti di radici e rizomi all'ambiente
acquatico vedere tappa
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