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Studi di carattere Geobotanico e di Biologia della conservazione
Nel presente progetto si è analizzata
l'area dal punto di vista bioclimatico, floristico e vegetazionale,
con particolare riferimento alla fascia costiera compresa
tra le spiagge di Porto Campana e Su Giudeu, interessata dalle
opere di ripristino ambientale previste dal progetto.
Analisi bioclimatica
Le analisi di tipo bioclimatico sono state realizzate a partire
dai dati termo-pluviometrici relativi alle stazioni di Pula
e Domus de Maria. Tali indagini hanno consentito di stabilire
che il territorio analizzato, secondo la classificazione bioclimatica
della terra proposta da Rivas-Martínez (2007) rientra
nel macrobioclima Mediterraneo, nel bioclima Mediterraneo
pluvistagionale oceanico (MPO), all'interno del quale risulta
possibile evidenziare un termotipo variabile dal termomediterraneo
inferiore al superiore e ombrotipi compresi tra il secco inferiore
ed il subumido inferiore. Mancando stazioni di riferimento
per l'area oggetto degli interventi, dall'analisi della flora
costiera e della vegetazione potenziale, è stato comunque
possibile per tali territori individuare un termotipo termomediterraneo
superiore e un ombrotipo secco superiore (Bacchetta, 2006).
Indagine floristica
La flora di Domus de Maria, secondo l'elenco floristico stilato
al termine dell'indagine, risulta costituita da un contingente
di 469 taxa riferibili a 80 famiglie e 87 generi.
L'endemoflora vascolare presente nell'area è composta
da 40 unità tassonomiche.
Per quanto riguarda gli ecosistemi costieri ed in particolare
la flora presente nell'area d'intervento, questa appare costituita
da 102 taxa, compresi in 34 famiglie e 79 generi.
Per quanto riguarda l'endemoflora, nell'area d'intervento
sono presenti solo 6 entità endemiche che rappresentano
circa il 5,8% del totale. Ciò avvalora il fatto che
la gran parte degli endemiti non si adattano con facilità
agli ambienti sinantropici o disturbati quali quelli psammofili
costieri.
Caratterizzazione della vegetazione
Schematicamente, per l'area oggetto di intervento, sono stati
individuati due diversi sistemi ecologici, nei quali si instaura
una vegetazione peculiare e altamente specializzata.
In seguito ai rilevamenti eseguiti è stato possibile
distinguere per l'area 3 serie di vegetazione principali e
3 geosigmeti con carattere azonale. Le serie di vegetazione
sono tutte localizzate su rocce paleozoiche (principalmente
graniti e metamorfiti), mentre i geosigmeti si trovano esclusivamente
su materiali di natura alluvionale e generatisi essenzialmente
per effetto del trasporto eolico delle sabbie.
Di seguito vengono elencate in primis le serie principali
e a seguire i geosigmeti:
- Serie sarda, termo-mesomediterranea del leccio (Prasio
majoris-Quercetum ilicis subass. quercetosum ilicis
e phillyreetosum angustifoliae);
- Serie sarda termomediterranea dell'olivastro (Asparago
albi-Oleetum sylvestris);
- Serie sarda, termomediteranea del ginepro turbinato (Oleo-Juniperetum
turbinatae).
- Geosigmeto psammofilo sardo dei sistemi dunali litoranei
(Cakiletea, Ammophiletea, Crucianellion maritimae, Malcolmietalia,
Juniperion turbinatae);
- Geosigmeto edafoigrofilo e/o planiziale (Populenion
albae, Fraxino angustifoliae-Ulmenion minoris, Salicion albae,
Tamaricetalia);
- Geosigmeto alofilo sardo delle aree salmastre, degli stagni
e delle lagune costiere (Ruppietea, Thero-Suaedetea, Saginetea
maritimae, Salicornietea fruticosae, Juncetea maritimi, Phragmito-Magnocaricetea).
transetto Porto Campana

transetto Su Giudeu

La vegetazione dell'area vasta, ed in particolare delle aree
interne, è caratterizzata prevalentemente dalla serie
sarda termo-mesomediterranea del leccio, riferita all'associazione
Prasio majoris-Quercetum ilicis Bacch., Bagella,
Biondi, Farris, Filigheddu et Mossa 2004 ed in particolare
alle due suubassociazioni quercetosum ilicis Bacch.,
Bagella, Biondi, Farris, Filigheddu et Mossa 2004
e phillyreetosum angustifoliae Bacch., Bagella, Biondi,
Farris, Filigheddu et Mossa 2004 e.
Le cenosi di sostituzione, rappresentate dalla macchia alta
dell'Erico arboreae-Arbutetum unedonis Molinier 1937,
sono molto estese su tutta l'area, specie nelle zone più
interne. Su substrati acidi le comunità arbustive sono
riferibili all'associazione Pistacio lentisci-Calicotometum
villosae Biondi, Filigheddu et Farris 2001,
mentre su substrati più alcalini all'associazione Clematido
cirrhosae-Pistacietum lentisci Gamisans et Muracciole
1985 corr. Per ulteriore degradazione si hanno le
garighe a Cistus monspeliensis L. (Lavandulo
stoechadis-Cistetum monspeliensis Arrigoni, Di Tommaso,
Camarda et Satta 1996) tipiche delle aree percorse
ripetutamente da incendio, fino ai prati stabili emicriptofitici
della classe Poetea bulbosae Rivas Goday et
Rivas-Martínez. 1978 e le comunità terofitiche
della classe Tuberarietea guttatae Br.-Bl. 1952 em.
Rivas-Martínez 1978.
La vegetazione che si sviluppa lungo la fascia costiera e
in limitate aree interne su diversi tipi di substrati, sia
carbonatici che silicei, è rappresentata dalla serie
dell'Oleo-Juniperetum turbinatae Arrigoni, Bruno,
De Marco et Veri in De Marco 1985 corr.
Nel territorio, sporadicamente, si rinviene la serie sarda
dell'olivastro Asparago albi-Oleetum sylvestris Bacch.,
Bagella, Biondi, Farris, Filigheddu et Mossa 2003.
Per quanto concerne la zonazione e la disposizione della vegetazione
psammofila, si osserva che le diverse cenosi tendono a distribuirsi
parallelamente alla linea di battigia seguendo un gradiente
ecologico che evidenzia le diverse condizioni ecologiche in
relazione alla distanza del mare e alla stabilità e
diversa granulometria del substrato.
Negli ambiti indagati, come per la totalità dei litorali
sabbiosi, la prima parte della spiaggia emersa è definita
zona afitoica in quanto caratterizzata da elevati gradienti
di salinità che agiscono da fattore limitante per l'instaurarsi
di cenosi vegetali; nelle spiagge indagate tale fascia presenta
una estensione variabile e spesso arriva a lambire le prime
dune parzialmente stabilizzate.
Nelle situazioni dove le mareggiate depositano materiale organico,
costituito prevalentemente da detriti di Posidonia oceanica
(L.) Delile, si creano le condizioni affinché possano
insediarsi le prime cenosi vegetali pioniere, costituite esclusivamente
da terofite alonitrofile; si tratta di cenosi sempre paucispecifiche
riferibili all'associazione Salsolo kali-Cakiletum maritimae
Costa et Manz. 1981 corr., che presentano
una copertura frammentaria e discontinua. L'associazione è
costituita esclusivamente da specie annuali effimere quali
Cakile maritima Scop. subsp. maritima, Salsola
kali L. e Chamaesyce peplis (L.) Prokh. Il ruolo
ecologico di questa associazione è quello di arricchire
in materia organica il substrato, favorendo l'instaurarsi
di aspetti di vegetazione maggiormente evoluti e pertanto
più esigenti. Nelle spiagge oggetto d'intervento si
rinvengono aspetti vegetazionali riferibili a tale associazione
ai margini delle dune embrionali lungo tutta la prima fascia
del campo dunale.
Il livellamento delle spiagge o l'aratura meccanica, pratiche
comunemente usate per la ripulitura delle spiagge a fini turistici,
determinano la distruzione di tali aspetti di vegetazione,
modificando le condizioni ecologiche e impedendo l'ulteriore
naturale evoluzione del sistema verso stadi di vegetazione
più maturi.
Sulle prime dune embrionali che si formano per accumulo e
progressiva stabilizzazione di sedimento, si insediano i primi
aspetti di vegetazione perenne dominata da graminacee rizomatose
e principalmente da Elymus farctus (Viv.) Runemark
ex Melderis subsp. farctus; tale entità
caratterizza l'associazione Sileno corsicae-Elytrigetum
junceae (Malcuit, 1926) Bartolo et al., 1992
corr., endemica sardo-corsa. Tale cenosi è
caratterizzata dalla presenza di altre specie perenni quali
Cyperus capitatus Vand., Eryngium maritimum
L., Otanthus maritimus (L.) Hoffmanns. et
Link e nelle situazioni in cui si ha un maggiore calpestio
da Sporobolus virginicus Kunth, che talvolta tende
a costituire vere e proprie cenosi riferibili all'associazione
Sporobolerum arenarii Arenes 1924. Lo Sporoboletum
arenarii presenta un carattere pioniero e si sviluppa
sulla sabbie ricche di sali e in situazioni di nitrofilia
abbastanza elevata.
Grazie all'accumulo di nuovi sedimenti sulle dune embrionali
e alla capacità di Elymus farctus subsp. farctus
di immobilizzare le sabbie, si innescano processi evolutivi
del sistema dunale, per colonizzazione e accrescimento di
piccoli cumuli sabbiosi, che vengono progressivamente stabilizzati
e consentono un'ulteriore evoluzione della seriazione psammofila.
Sulle dune parzialmente consolidate, caratterizzate dall'assenza
di modificazioni ad opera del mare, si rinviene l'associazione
Echinophoro spinosae-Ammophiletum arundinaceae (Br.-Bl.
1933) Géhu, Rivas-Martínez, Tüxen 1972.
Questa cenosi generalmente si afferma su dune esposte a venti
forti che creano instabilità dei sedimenti sabbiosi.
Oltre a Ammophila arenaria subsp. australis,
le specie caratteristiche di questa associazione sono Eryngium
maritimum L., Medicago marina L. e Anthemis
maritima L. In entrambe le aree di intervento questa
associazione è presente, ma in situazioni di forte
destrutturazione e degrado dovute principalmente alla forte
pressione antropica e ai fenomeni erosivi in atto che hanno
determinato una progressiva frammentazione delle cenosi.
In assenza di disturbo, Echinophoro spinosae-Ammophiletum
arundinaceae tende ad affermarsi più internamente
rispetto all'associazione Sileno corsicae-Elytrigetum
junceae, occupando le parti più alte delle dune,
in situazioni stazionali più mature. Questa associazione,
in alcune zone che ricadono all'interno delle aree di intervento,
si ritrova a mosaico con formazioni camefitiche e fanerofitiche
(spiaggia di Su Giudeu) indicando una chiara regressione della
vegetazione dovuta al disturbo antropico; questa disposizione
provoca una maggiore instabilità delle sabbie e di
conseguenza una maggiore esposizione ai fenomeni erosivi eolici.
Sul lato continentale della duna, dove il vento è sufficientemente
smorzato, Ammophila arenaria subsp. australis
diventa più rara; le condizioni ecologiche di maggiore
stabilità della sabbia e di maggiore disponibilità
in nutrienti permettono l'insediarsi di altre specie più
esigenti quali Crucianella maritima che consente
di differenziare una subassociazione di contatto denominata
da Biondi et Mossa (1992) Echinophoro spinosae-Ammophiletum
arundinaceae subass. crucianelletosum e descritta
proprio per le spiagge di Chia. Questo sintaxa è caratterizzato
dalla presenza di specie quali Elymus farctus subsp.
farctus, Cyperus capitatus, Sporobolus
virginicus, Lotus cytisoides L. subsp. conradiae
Gamisans e Silene niceensis All.
Nelle due aree di intervento questa cenosi forma dei piccoli
gruppi abbastanza sviluppati e a mosaico con popolamenti di
Cyperus capitatus (aspetti presenti soprattutto a
Su Giudeu) negli avvallamenti retrodunali soggetti a elevato
calpestio. Nelle dune maggiormente stabilizzate della spiaggia
di Campana questa formazione si arrichisce spesso di Pancratium
maritimum L.
Da questa subassociazione di contatto si passa a zone in cui
l'Echinophoro spinosae-Ammophiletum arundinaceae
risulta impoverito e diventa costante la presenza di Crucianella
maritima; questa forma il Crucianelletum maritimae
Br.-Bl. (1921) 1933, osservabile solo dove il cordone dunale
è molto ampio (Biondi et Mossa, 1992). Tale
cenosi si caratterizza per la presenza di specie quali Ononis
variegata L. e Pancratium maritimum, Ammophila
arenaria subsp. australis, Cyperus capitatus,
Lotus cytisoides subsp. conradiae. Questa
fitocenosi è osservabile in entrambe le aree di intervento
ma è presente in quantità più elevate
nella spiaggia di Su Giudeu dove si localizza soprattutto
nelle depressioni interdunali e in prossimità del ginepreto
a Juniperus oxycedrus L. subsp. macrocarpa
(Sibth. et Sm.) Neilr. In questa spiaggia il crucianelleto
si ritrova a mosaico con piccoli nuclei di Juniperus oxycedrus
L. subsp. macrocarpa, nelle aree in cui il sistema
tende a ricostruire il suo profilo naturale e in cui si osserva
una ricolonizzazione del ginepreto.
Dove le sabbie sono più stabili e compatte (dune grigie),
nel settore più interno del campo dunale, il crucianelleto
si ritrova a mosaico con una vegetazione di tipo camefitico
costituita esclusivamente da garighe primarie. Sono cenosi
estremamente vulnerabili in seguito alla destrutturazione
della duna bianca e di elevato valore naturalistico in quanto
caratterizzate da entità fitogeograficamente rilevanti
come Helichrysum microphyllum (Willd.) Camb. subsp.
tyrrhenicum Bacch., Brullo et Giusso.
Nelle dune stabilizzate si osserva l'instaurarsi della vegetazione
forestale psammofila costituita da boscaglie a Juniperus
oxycedrus subsp. macrocarpa, riferibili all'associazione
Pistacio lentisci-Juniperetum macrocarpae Caneva,
De Marco et Mossa 1981.
Il Pistacio lentisci-Juniperetum macrocarpae si può
considerare come la prima forma di vegetazione fanerofitica
relativa ai processi di colonizzazione delle spiagge sabbiose,
presenta nell'area di intervento un'ampia diffusione ed estensione
anche se frammentata a causa dell'eccessiva pressione antropica.
I primi nuclei di Juniperus oxycedrus subsp. macrocarpa,
permettono il consolidarsi definitivo della duna, che non
si modifica più sotto l'azione del vento se non in
situazioni di forte disturbo antropico. Essenzialmente si
tratta di microboschi a dominanza di Juniperus oxycedrus
subsp. macrocarpa, costituiti da fanerofite cespitose
sclerofilliche quali Pistacia lentiscus, Rhamnus
alaternus L. e Juniperus phoenicea L. subsp.
turbinata (Guss.) Nyman. Frequenti le specie lianose
ed in particolare Smilax aspera L., Rubia peregrina
L. subsp. requienii (Duby) Cardona et Sierra,
Clematis cirrhosa L., Prasium majus L.,
oltre alle geofite Ruscus aculeatus L. e Asparagus
acutifolius L. Nelle parti più esposte all'azione
erosiva del vento, questa associazione assume normalmente
una struttura a macchia, mentre nelle aree più riparate
assume una struttura a boscaglia.
Nelle due aree di intervento, l'associazione Pistacio
lentisci-Juniperetum macrocarpae si trova a mosaico con
cenosi forestali riferibili all'associazione Phillyreo
rodriguezii-Juniperetum turbinatae (Arrigoni, Nardi et
Raffaelli 1985) Bartolo et al., 1992 corr.
ed è caratterizzata da un forte degrado, in continuo
avanzamento, dovuto allo scazamento dunale con conseguente
esposizione degli apparati radicali di Juniperus oxycedrus
L. subsp. macrocarpa che ha determinato una progressiva
scomparsa di questa cenosi.
Lungo i cordoni sabbiosi il Pistacio lentisci-Juniperetum
macrocarpae viene sostituito nelle stazioni retrodunali,
riparate dagli agenti marini, da una boscaglia a Juniperus
phoenicea subsp. turbinata, che normalmente
forma una fascia a contatto con la vegetazione alofila delle
depressioni palustri. Si tratta di una vegetazione a carattere
psammofilo appartenente all'Juniperion turbinatae
Rivas-Martínez 1975 corr. Dal punto di vista
dinamico il Phillyreo rodriguezii-Juniperetum turbinatae
è vicariante dell'associazione Pistacio lentisci-Juniperetum
macrocarpae nei tratti più interni del litorale
sabbioso. Le differenze sostanziali riguardano soprattutto
le esigenze ecologiche, oltre che chiaramente il relativo
corteggio floristico. Il Phillyreo rodriguezii-Juniperetum
turbinatae si localizza su superfici piuttosto depresse,
più o meno pianeggianti, di tipo retrodunale,in genere
prossime alla riva e a contatto verso l'interno con gli ambienti
umidi salmastri. Le specie che caratterizzano quest'associazione
sono: Juniperus phoenicea subsp. turbinata,
Phillyrea media L. var. rodriguezii P. Monts.,
Juniperus oxycedrus subsp. macrocarpa, Pistacia
lentiscus, Asparagus albus L., Rubia peregrina,
Olea europea L. var. sylvestris Brot., Osyris
alba L., Cistus creticus L. subsp. eriocephalus
(Viv.) Greuter et Burdet e Prasium majus.
Quest'associazione si ritrova nelle due aree di intervento,
in cenosi fortemente degradate e frammentate in quanto esposte
nella maggior parte dei casi a zone di transito di bagnanti
e mezzi provenienti dagli stabilimenti balneari.
A mosaico con i tipi di vegetazione fanerofitica delle dune
embrionali, mobili e fisse del litorale, si ritrovano comunità
terofitiche a fenologia tardo invernale-primaverile inquadrabili
nell'alleanza Alkanno-Maresion nanae Rivas Goday
ex Rivas Goday et Rivas-Martínez 1963 corr.
dell'ordine Malcomietalia Rivas Goday 1958. Queste
cenosi si trovano tra le radure della vegetazione perenne
e sono parzialmente favorite dal disturbo legato al turismo
balneare. Nel territorio fra le specie caratteristiche di
questo syntaxon si rinvengono Malcolmia ramosissima
(Desf.) Gennari, Polycarpon tetraphyllum (L.) L.
e Brassica tournefortii Gouan.
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