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Progetto realizzato con il contributo di:

Studi di Botanica
Applicata
Le funzioni che le piante possono assolvere nel recupero
e nella bonifica dei siti degradati sono molteplici:
1 - La copertura vegetale svolge una funzione di miglioramento
estetico e paesaggistico, per questo motivo mitiga efficacemente
l'impatto visivo.
2 - Sui versanti soggetti ad erosione o dissesti, come quelli
costituiti dalle discariche minerarie, gli apparati radicali
trattengono e consolidano il substrato, mentre le parti aeree
attenuano l'azione meccanica delle acque meteoriche.
3 - Sui substrati inquinati le piante consentono anche i processi
di fitostabilizzazione degli inquinanti, in parte per la suddetta
azione di trattenimento del terreno, in parte perché
consentono lo sviluppo di microrganismi capaci di assimilare
i metalli pesanti.
4 - Su substrati inquinati da metalli pesanti si rinvengono
spontaneamente entità vegetali capaci di comportarsi
come bioaccumulatori o iperaccumulatori. Queste piante hanno
la capacità di estrarre dal terreno significative quantità
di metalli e immagazzinarle nei tessuti.
Tenendo conto di queste differenti funzioni, anche gli indirizzi
della ricerca e le collaborazioni del CCB sono stati differenziati,
sempre però allo scopo di ottenere informazioni applicabili
all'utilizzo dei vegetali nella riqualificazione e nel risanamento
dell'ambiente.
Sperimentazione sulla possibilità
di moltiplicazione su larga scala
Una prima fase di indagine, propedeutica per le successive
sperimentazioni sia in campo che in laboratorio, ha avuto
come obiettivo quello di verificare la possibilità
di moltiplicare su grande scala le entità che presentano
in natura migliori capacità colonizzatrici dei siti
contaminati e che possono assolvere a distinte funzioni, dalla
mitigazione dell'impatto visivo alla stabilizzazione di scarpate
e versanti. Sono stati riprodotte in vivaio 17 entità
da seme e 9 da talea.
La sperimentazione ha permesso di individuare le specie riproducibili
con maggiore successo, così come di elaborare i protocolli
più efficaci, oltre che per la loro moltiplicazione,
per la raccolta del relativo germoplasma e per una sua corretta
ed efficace gestione, selezione e conservazione.
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| I
semi raccolti in campo vengono conservati in camera di
post-maturazione, presso la Banca del Germoplasma della
Sardegna. Successivamente vengono selezionati e conservati
all'interno della stessa struttura a basse temperature
(+5°) fino all'avvio dei test sulla propagazione,
che vengono effettuati in laboratorio o in vivaio. |
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Le
piante moltiplicate in vivaio sono mantenute in serra
fino al completo sviluppo, successivamente vengono trasferite
in pieno campo per l'acclimatazione alle condizioni esterne,
prima di essere introdotte nei siti minerari per i progetti
sperimentali sulla biotolleranza e il recupero ambientale. |
Determinazione dei limiti di
tolleranza alla contaminazione da metalli
Questa linea di ricerca è stata avviata in corrispondenza
con l'inizio delle campagne di monitoraggio delle aree minerarie
dismesse da parte dell'IGEA. Infatti, il piano della caratterizzazione
di ciascuna area vasta prevede campionamenti diffusi dei suoli
e dei centri di pericolo.
Il gruppo di ricerca del CCB ha realizzato rilevamenti floristico-vegetazionali
in corrispondenza dei punti campionati. Il confronto fra i
dati delle analisi chimiche e quelli sulla presenza/assenza
dei vegetali nei punti corrispondenti permette di stabilire,
per ciascuna specie, i limiti di concentrazione tollerati
per metalli come piombo, zinco, cadmio, mercurio, etc.
Studi sulle capacità
di bioaccumulo di specie vegetali autoctone sul campo
Queste indagini sono state avviate in collaborazione con
il "Departamento de Edafología y Química
Agrícola" dell'Università di Granada (Spagna)
nel 2004. E' stato determinato il contenuto in metalli nei
tessuti fogliari di tre specie spontanee, selezionate per
la loro biomassa e plasticità ecologica: Dittrichia
viscosa (L.) Greuter, Cistus salviifolius L. e Euphorbia pithyusa
L. ssp. cupanii (Guss. ex Bertol.) Radcl.-Sm.
Il campionamento del materiale vegetale è stato realizzato
in corrispondenza di substrati contaminati e non. Anche i
terreni sono stati campionati e analizzati per stabilire relazioni
tra le concentrazioni dei metalli nel suolo e nelle foglie,
valutando così la capacità di ciascuna specie
di accumulare o meno tali sostanze nei propri tessuti (Jiménez
et al., 2005).
Nuovi studi stanno prendendo in esame anche il contenuto in
metalli nelle radici.
Studi sulle capacità
di bioaccumulo di specie vegetali autoctone con l'ausilio
di chelanti
Nel corso del 2005 si è intrapresa una ricerca che
prevede lo studio delle relazioni tra vegetali e substrato
attraverso indagini di laboratorio, aderendo a un progetto
avviato dal personale del DIGITA.
Sono state prodotte in camera di crescita piante dei seguenti
taxa: Cistus salviifolius L., Scrophularia canina L. ssp.
bicolor (Sm.) Greuter e Teucrium flavum L. ssp. glaucum (Jord.
et Fourr.) Ronn. Dopo lo sviluppo delle plantule, queste sono
state trasferite in vaso sui banchi termoriscaldati dei laboratori
del CCB. Parte delle piante ottenute è stata trasferita
in un comune terriccio da vivaio, le restanti in un terreno
contaminato da piombo e zinco, prelevato nell'area mineraria
di Montevecchio.
Si sono valutate innanzitutto, per le tre specie, le differenze
nell'accrescimento nei differenti tipi di terreno, quindi
le concentrazioni dei metalli accumulati nelle parti aeree.
In una fase successiva i terreni sono stati trattati con molecole
chelanti, cioè con sostanze capaci di legarsi agli
atomi metallici formando un complesso facilmente assorbibile
dalle radici. Si è quindi misurata la reazione delle
piante al trattamento, misurando la variazione nelle concentrazioni
di Pb e Zn nelle fogli e nei fusti.

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multitemporale del paesaggio del distretto minerario di
Monteponi (Sardegna sud-occidentale) >>
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pubblicazione: The
vegetation of mining dumps in SW-Sardinia >>
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pubblicazione: La
flora del distretto minerario di Montevecchio (Sardegna
sud-occidentale) >>
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pubblicazione: Analisi
della vegetazione del distretto minerario di Montevecchio
(Sardegna sud-occidentale) >>

Links esterni:
Il
sito di IGEA S.p.A.
Altri siti sulle miniere della Sardegna
Parco
Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna
Sardegnaminiere.it
Minieredisardegna.it
Sardegne,
esperienze turistiche locali - miniere
Museo
dell'arte mineraria di Iglesias
Centro
Italiano della Cultura del Carbone
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