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"Siamo ospiti e non padroni della natura
."
Mikhail Gorbaciov

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Nell'ambito di questo progetto sono stati realizzati
alcuni Pannelli informativi visibili alla Tappa
n° 27 "Le Roccaglie della Biodiversità"
dell'Orto Botanico di Cagliari, oppure scaricabili on line
qui di seguito:
Pannello
n°1, "Le Roccaglie della Biodiversità, i temi"
>>>
Pannello
n°2, "Le Roccaglie della Biodiversità, i settori"
>>>
Pannello
n°3, "Le Roccaglie della Biodiversità"
>>>

IMPATTO DEL CAMBIAMENTO
CLIMATICO SULLA FLORA MEDITERRANEA E AZIONI DI CONSERVAZIONE
E' stato approvato dall'Unione
Europea il progetto "SEMCLIMED": Impatto del cambiamento
climatico sulla flora mediterranea e azioni di conservazione.
Come il progetto "GENMEDOC", nasce all'interno del
Programma Interreg III B MEDOCC (misura 4.1) il cui obiettivo
principale è incentivare progetti per la valorizzazione
del patrimonio naturale e culturale, per la gestione della
biodiversità, dei territori e dei paesaggi.
Il progetto prevede la partecipazione di 16 partner coordinati
dalla Banc de Llavors Forestals - CIEF (Centro de Investigación
y Experiencias Forestales), capo fila già del progetto
Genmedoc (dieci di questi hanno già partecipato al
progetto Genmedoc e hanno quidi in comune l'esperienza di
collaborazione in partneship).
Gli altri partner sono:
1. Grecia, Laboratoire des Semences - Université Nationale
et Kapodistrienne d'Athènes (UNKA).
2. Spagna, Institut Botànic de Barcelona - Jardí
Botànic de Barcelona (Catalogna).
3. Francia, Conservatoire Botanique National Mediterraneen
de Porquerolles (PROVENCE ALPES COTE D'AZUR).
4. Spagna, Consejería de Industria y Medio Ambiente
(REGIÓN DE MURCIA).
5. Spagna, Banc De Germoplasma - Fundació Jardí
Botànic De Sóller (ILES BALEARES).
6. Italia, Dipartimento di Botanica - Università di
Catania (SICILIA). (bis)
7. Grecia, Unité de conservation de la diversité
végétale - Mediterranean Agronomic Institute
of Chania (Creta).
8. Francia, Conservatoire des Espaces Naturels du Languedoc-Roussillon
(LANGUEDOC-ROUSSILLON).
9. Francia, Conservatoire Etudes des Ecosystèmes de
Provence - Alpes du Sud - CEEP (PROVENCE ALPES COTE D'AZUR)
10.Italia, Centro Conservazione Biodiversità (CCB)
- Dipartimento di
Scienze Botaniche (SARDEGNA).
11.Spagna, Jardí Botànic: Banc de Germoplasma
- Universitat de Valencia (VALENCE).
12.Malta, Argotti Herbarium and University Botanic Gardens
- Universita Ta' Malta (MALTA).
13.Tunisia, Laboratoire d'Ecologie Pastorale - Institut des
Régions Arides (AFRIQUE DU NORD).
14.Marocco, Institut Scientifique de Rabat - Département
de Botanique et Ecologie Végétale (Rabat, MAROC).
15.Egitto, Faculté des Sciences - Université
de Mansouri (Al-Dakahlyia, Mansoura, EGYPTE).
IL PROGETTO
Il progetto SEMCLIMED (SEMence, CLImat et MEDitérannée)
ha la principale finalità di valutare gli effetti del
cambiamento climatico sulla biodiversità della flora
del bacino mediterraneo. Propone misure di conservazione delle
specie e degli habitat minacciati e azioni di sensibilizzazione
per aumentare la coscienza pubblica sull'ampiezza sociale
ed ecologica dei fenomeni climatici in atto.
GLI OBIETTIVI
1. Lo studio e l'osservazione sistematica della germinazione
dei semi e dei cambiamenti nella fenologia riproduttiva su
una gamma di specie delle regioni implicate per valutare gli
effetti del cambiamento climatico.
2. La cooperazione con i centri ed istituti dell'Africa del
Nord, una delle zone più vulnerabili e meno studiate
del bacino del Mediterraneo, per la conservazione "ex
situ" del materiale genetico delle specie minacciate.
3. La realizzazione di un progetto pilota per il recupero
di habitat, di ecosistemi e popolazioni minacciati da eccessiva
antropizzazione. L'obiettivo finale è quello di stabilire
una metodologia comune di lavoro che possa essere adottata
sia da amministrazioni locali che da altri gruppi di lavoro.
4. La divulgazione delle informazioni sugli effetti nocivi
del cambiamento climatico sui sistemi naturali mediterranei
e sulla sopravvivenza di numerose specie sensibili della nostra
flora. La produzione di materiali promozionali diretti a tutti
i settori della società e in particolare ai giardini
botanici.
5. Lo scambio di informazioni e lo sviluppo di tecniche innovative
di conservazione "ex situ" del materiale genetico
tra i partner.
IL CONTESTO TERRITORIALE
Le azioni del progetto si svolgeranno in 12 regioni di 5 stati
membri dello spazio MEDOCC: Spagna, Francia, Italia, Grecia,
Malta. Per soddisfare l'obiettivo di coesione tra i paesi
delle rive nord e sud del mediterraneo sono stati coinvolti
tre paesi terzi: Marocco, Tunisia ed Egitto. Gli studi coinvolgeranno
principalmente i territori all'interno dei SIC della rete
ecologica europea "Natura 2000".
Il cambiamento climatico, di portata mondiale e associato
all'aumento della concentrazione di gas ad effetto serra nell'atmosfera,
è uno dei problemi più complessi che sta affrontando
attualmente l'umanità. Si stima che il suo impatto
avrà effetti negativi sui sistemi socioeconomici, sulla
salute ed il benessere sociale e produrrà cambiamenti
irreversibili sullo stato, la composizione, la capacità
di recupero e la produttività dei sistemi naturali.
Sebbene il cambiamento climatico sia stato riconosciuto già
dal 1979 alla "Prima conferenza mondiale sul clima",
è soltanto dal 1992 che oltre 150 paesi hanno firmato
un primo accordo internazionale "Convenzione delle Nazioni
Unite sul cambiamento climatico" (Rio de Janeiro). Tre
degli impegni assunti in questo documento hanno un legame
diretto con le attività proposte da SEMCLIMED:
¢ Istruzione, sensibilizzazione e formazione del pubblico.
¢ Ricerca ed osservazione (valutazione del rischio).
¢ Aiuto ai paesi in via di sviluppo (aiuto finanziario,
trasferimento di tecnologie ed esperienze).
Gli sforzi per dotare la Comunità internazionale di
uno strumento legale che costringerebbe i paesi a compiere
gli obiettivi concreti di riduzione di gas ad effetto serra
si sono concretizzati con "Il protocollo di Kyoto"
(1997).
Gli impatti del cambiamento climatico sulla biodiversità
sono incontestabili ed i primi effetti del riscaldamento climatico
hanno già causato variazioni nella distribuzione delle
specie in molte regioni del pianeta. Tuttavia, non è
facile determinare con esattezza quale sarà l'ampiezza
di questa minaccia visto che gli scenari esatti del futuro
sono ancora dubbi, soprattutto a livello regionale e locale.
Le stime prevedono, nel migliore dei casi, una minaccia d'estinzione
delle piante dal 15% al 37% per il 2050. Ci sono incertezze
serie sulla capacità di sopravvivenza di molte tra
queste specie.
La perdita di biodiversità influirà soprattutto
sulle superfici più vulnerabili quali piccole isole,
coste, zone aride e semiaride, zone a bassa altitudine, ecc..
La convenzione citata domanda espressamente di proteggere
e riabilitare le zone interessate dalla siccità e dalla
desertificazione, specialmente in Africa.

Gli hotspots della biodiversità (Norman Myers et al.,
Nature 403, 2000)
Il bacino del Mediterraneo è uno
dei 25 punti caldi "hotspot" per la biodiversità
del nostro pianeta e un punto molto importante per la flora
europea. Le isole e la riva Sud del Mediterraneo sono i territori
per i quali maggiormente si teme l'aumento di temperatura
e gli effetti che questo può determinare sulla biologia
riproduttiva delle piante, in particolare per quanto riguarda
le condizioni di germinazione.
Le banche del germoplasma e le attività ad esse connesse
sono gli strumenti più importanti delle politiche di
conservazione "ex situ" e, nel caso concreto delle
piante vascolari, le banche dei semi sono a volte l'ultima
difesa nella lotta contro l'estinzione massiccia degli effetti
del cambiamento globale. Purtroppo le strategie di conservazione
nel bacino del Mediterraneo non sono uniformi in tutti i paesi.
Alla enorme varietà floristica di molti di questi paesi
corrisponde una mancanza di strutture e di metodologia di
lavoro, che spesso genera una mancanza di protezione nelle
zone più sensibili.
I PUNTI DI FORZA E DI DEBOLEZZA
Questo progetto si avvale di numerosi punti forti quali l'alto
grado di biodiversità, la forte identità del
territorio, la diversità dei paesaggi, i numerosi studi
già effettuati sulla biologia delle specie, le nuove
tecniche di conservazione disponibili. La mancanza di normativa
di protezione adeguata, gli ecosistemi fragili, l'esistenza
di rischi accertati (siccità, incendio, desertificazione,
riscaldamento del pianeta), le attività antropiche
(turismo, soprattutto lungo le coste), il deterioramento dei
paesaggi, sono purtroppo i punti deboli da considerare nella
buona riuscita del progetto.
La problematica comune sulla conservazione della biodiversità
della flora mediterranea permette di affrontare i punti deboli
in una visione transnazionale. Infatti, lo studio della resistenza
delle specie al cambiamento climatico in molte regioni del
Mediterraneo permetterà di mettere l'accento sulla
fragilità degli ecosistemi e la necessità di
misure adeguate di protezione. Gli studi saranno effettuati
prevalentemente nelle zone litorali che celano spazi particolarmente
fragili, ma anche nelle zone interne o di montagna che hanno
un declino delle attività tradizionali ed un'evoluzione
dubbia.
Le conoscenze saranno dunque messe in comune per conservare
questo "hotspot" (spazio che ospita una quantità
eccezionale di specie endemiche) con tutte le tecniche disponibili.
La diversità dei paesaggi sarà così mantenuta
e valorizzata per differenziare l'offerta turistica. Le azioni
dimostrative di ripristino degli habitat permetteranno di
sensibilizzare le amministrazioni sulla necessità di
recuperare e restaurare le superfici degradate.
LA CAPACITÀ INNOVATIVA DEL PROGETTO
Nonostante ci siano numerosi studi di ricerca sugli impatti
del cambiamento climatico sulla biodiversità, mancano
informazioni e previsioni specifiche sulla flora mediterranea.
Inoltre, questi studi sono molto generali e tengono conto
solo di una serie dei processi fisiologici ed ecologici delle
piante, senza considerare l'importanza relativa di processi
decisivi come la biologia e l'ecologia riproduttiva. Grazie
agli scambi di esperienze, il progetto prevede anche l'elaborazione
di protocolli innovativi di conservazione di specie problematiche
per la conservazione. Si tratta spesso di specie rare, che
producono pochi semi oppure producono semi "recalcitranti"che
non possono essere conservati con le tradizionali tecniche
di conservazione "ex situ".
Il progetto prevede la creazione di una rete di giardini con
esposizioni di flora mediterranea con lo scopo di far conoscere
il processo scientifico della biologia della conservazione,
non soltanto al settore scientifico ed interessato, ma anche
ad un pubblico che per tante ragioni visita i giardini botanici.
In questo senso, i giardini botanici di questa rete avranno
punti d'informazione per divulgare i risultati del progetto
in particolare sulle specie presenti in ogni roccaglia che
verrà creata.
Per la prima volta viene proposta una collaborazione su tutto
lo spazio mediterraneo per valutare la gravità della
minaccia del clima sulla conservazione della flora nelle regioni
dello spazio Medocc. Questa rete permetterà di fare
osservazioni sistematiche e studi che terranno conto di tutto
il bacino e creeranno strategie transregionali di protezione
della natura.
Il progetto coinvolge una grande parte del Nord Africa (Marocco,
Tunisia ed Egitto) dove è urgente conservare il materiale
genetico "ex situ". Il progetto permetterà
di avere anche una banca di semi in Marocco a Rabat e di instaurare
una collaborazione tra i partner delle due rive (Rabat- Barcellona,
Catane - Médénine e Creta-Egitto) per scegliere
e studiare le specie prioritarie.
Conservazione del germoplasma di Sarcopoterium
spinosum (l.) spach
Sarcopoterium spinosum (L.) Spach è una specie della
famiglia delle Rosaceae molto diffusa nel Mediterraneo orientale,
dove abbonda nella caratteristica gariga spinosa, la "frigana",
dal livello del mare sino alle montagne più alte. Come
molte piante di questa formazione vegetale è decidua
nel periodo estivo, perde cioè le foglie in estate,
la stagione più dura per le piante mediterranee per
effetto dell'aridità combinata a temperature elevate.
La ripresa vegetativa, con conseguente ricrescita delle foglie,
avviene nel periodo autunnale, dopo le prime piogge di stagione.
L'aspetto della pianta è caratteristico a causa dei
suoi rami intricati e spinosi che formano un cespuglio alto
meno di un metro e per i piccoli frutti tondi, rossi prima
di giungere a maturazione. Il punto più occidentale
in cui questa specie è presente è Capo S. Elia,
un promontorio calcareo che si protende nel golfo di Cagliari
(Sardegna meridionale). Il Capo, nonostante sia ormai circondato
dal tessuto urbano di Cagliari, in quanto zona militare ha
conservato sino ad oggi una buona naturalità. In Italia
Sarcopoterium spinosum, oltre che in Sardegna, è presente
in Basilicata, Puglia, Calabria, e Sicilia.
Lo "Spinaporci", tale il suo nome vernacolare, ha
goduto in passato di grande fama per curare le malattie di
natura nervosa. La resina ottenuta dalle radici e il decotto
delle stesse erano ritenuti efficaci per i curare diverse
malattie nervose. Per tale motivo presso gli antichi Greci
aveva il nome di "Neuras". L'utilizzo officinale
che si faceva di questa pianta nell'antichità, unitamente
alla singolarità del popolamento presente a Capo S.
Elia, dove è presente in un area relativamente limitata,
ha fatto pensare ad alcuni che questa specie possa essere
stata portata anticamente in Sardegna per scopi officinali
o commerciali, e che si sia poi naturalizzata. Non esistono
però prove documentali a sostegno di questa ipotesi.
La specie, anche se non endemica, è quindi di elevato
interesse fitogeografico e potrebbe scomparire dalla Sardegna
a causa di interventi anche limitati operati dall'uomo o dovuti
ai cambiamenti climatici nell'unica località nella
quale è presente sull'Isola. Per questo motivo il Centro
Conservazione Biodiversità (CCB) del Dipartimento di
Scienze Botaniche dell'Università di Cagliari ha scelto
questa pianta come esempio per rappresentare le fasi della
procedura per la conservazione dei semi. Il Centro, infatti,
da diversi anni effettua studi di carattere demografico sulla
popolazione di Sarcopoterium spinosum e ne conserva il patrimonio
genetico presso le proprie strutture della "Banca del
Germoplasma della Sardegna" (BG-SAR) alla temperatura
di - 25°C.
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Giovedì
22 Febbraio 2007 ore 18:00 Conferenza "SEMCLIMED: impatto
del cambiamento climatico sulla flora mediterranea e azioni
di conservazione" a cura della Dr.ssa Francesca Meloni.

Link:
http://www.semclimed.blogspot.com/
Chers/Cheries collegues / Dear colleagues
J'ai ouvert le 'blog' http://semclimed.blogspot.com, a la
fin de faciliter la connaisance de nouvelles et idees relatives
au projet SEMCLIMED. Veuillez de visiter le site internet
et d'y participer regulierement si possible. Mon blogspot
est en anglais pour faciliter le contacte avec les principaux
equipes internationaux qui travaillent autour du change climatique
et son effet sur les plantes et la vegetation, mais des communications
en français (langue officielle du projet) sont bienvenues,
bien sur. Pour publier de nouvelles, veuillez de me remetre
l'information a laguna_emi@gva.es; la publication ne sera
pas automatique, car je n'ai pas d'acces a internet si je
suis en mission hors de Valence. Pour ceux/celles d'entre
vous les plus actifs/actives, je peut faciliter de privileges
de publication (co-bloggers), mais je ne peut pas assurer
qu'ils/elles auront la liberté de charger a la page
internet les nouvelles, car ça depende du type d'acces
a internet et d'autres parametres informatiques.
A bientot (A Rabat si possible, le 15-18 mai)
@milio laguna

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