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Aspetti Archeologici

Pozzo "Romano" (libarium) e la noria

Il pozzo, scavato in prossimità del confine con l'Anfiteatro romano, è di dubbia origine romana, mentre era senz'altro presente in epoca spagnola. Si tratta con ogni probabilità del medesimo pozzo che lo Spano cita come fontana di Palabanda, destinata, ancora ai suoi tempi (........), ad uso pubblico. La profondità di questo pozzo è di circa 50 metri, la presenza e la ricchezza in acqua di questa falda è stato uno degli elementi che hanno determinato il successo dell'Orto Botanico di Cagliari. Il nome di libarium deriva dal fatto che, secondo alcuni, gli antichi attori che si esibivano nell'anfiteatro andavano a dissetarsi utilizzando l'acqua di questo pozzo. L'acqua veniva un tempo pescata con il sistema antico della noria azionata da cavalli o asinelli, ancora in uso nel Campidano sino alla fine degli anni '50. A conferma di ciò, esiste tuttora traccia della pista circolare che l'asinello, di proprietà dell'Orto Botanico, doveva percorrere per azionare il sistema. L'acqua estratta da questo pozzo, unitamente a quella proveniente dal pozzo di La Vega veniva un tempo commercializzata e considerata la più limpida della città, grazie alla sua relativa distanza dal mare. Il sollevamento dell'acqua con pompa sommersa ne consente tuttora l'utilizzo nell'impianto di irrigazione dell'Orto.

Per maggiori informazioni consultare la tappa 23 del percorso virtuale.

 

Anfiteatro Romano

L'Anfiteatro Romano può essere considerato la testimonianza più imponente della presenza romana in Sardegna. E' stato edificato nel periodo imperiale sotto Cneo Pompeo noto come Pompeo il Grande. E' interamente scavato nella roccia, praticamente incassato nella vallata. Ha una forma ellissoidale con una lunghezza di 88,50 per 72,90 metri. L'arena, lunga 50 metri, poteva contenere almeno 10.000 spettatori. Alcuni storici dell'800 affermano che la capienza dell'anfiteatro fosse di almeno 20.000 spettatori, ma tali calcoli sono piuttosto difficili poiché le gradinate sono state in parte smantellate nei secoli passate per utilizzare i blocchi come materiale da costruzione per edificare, tra l'altro, le mura pisane e le chiese di San Michele e dei Cappuccini. Il monumento conserva ancora oggi alcune gallerie, scavate nella roccia e rivestite di mattoni, che servivano per il passaggio del pubblico, da e per le cave.

Per maggiori informazioni consultare la tappa 26 del percorso virtuale.

 

Cava Romana

Questo luogo, detto "Cava Romana" si presenta come un largo e poco profondo riparo sotto roccia, alto 9 metri e largo 34. L'importanza archeologica del sito è dovuta alla presenza di due canalette, provenienti da due cisterne di origine punica presenti nelle vicinanze e che erano parte integrante di un sistema idraulico che connetteva le varie cisterne dell'Orto Botanico.

Per maggiori informazioni consultare la tappa 33 del percorso virtuale.

 

Grotta Gennari

La Grotta Gennari prende il nome dal fondatore (e primo direttore) dell'Orto Botanico. Tale cavità, oggi utilizzata per la crescita delle piante sciafile, riceveva acqua dall'alto e la convogliava verso l'esterno attraverso due canaletti.

Per maggiori informazioni consultare la tappa 36 del percorso virtuale.

 

Villa di Tigellio

Nella parte inferiore della valle di Palabanda sorge il sito archeologico noto come "Villa di Tigellio", che dista dall'Ingresso dell'Orto Botanico circa 100 m. L'Anfiteatro Romano, le vestigia romane presenti nell'Orto Botanico e la villa di Tigellio costituiscono il sito archeologico della valle di Palabanda, per questo motivo si è ritenuto opportuno inserire in questa guida informazioni anche sui siti archeologici gestiti da amministrazioni differenti da quella dell'Orto Botanico.
Tigellio era un cantore e poeta contemporaneo di Cesare ed Augusto (I secolo a.C.), originario della Sardegna e che la tradizione vuole originario di Cagliari. Personaggio stravagante, si trasferì a Roma ai tempi di Cesare dove riuscì a farsi apprezzare per la sua voce procurandosi, fama ricchezza e molti amici e protettori così come le antipatie di personaggi noti ed influenti come Cicerone e Orazio.
A dispetto del nome la Villa di Tigellio non appartenne a questo personaggio. Si tratta in realtà di una parte del quartiere residenziale della Karales romana sorto nel I secolo dopo Cristo ed abitato sino al VI-VII secolo d.C. La "Villa di Tigellio" è costituita in realtà da tre abitazioni adiacenti che si affacciavano su di uno stretto vicolo che le separava da un complesso termale. Degli edifici che erano presenti si sono conservate alcune parti: resti del pavimento del calidarium, e poco altro per quanto riguarda le termae, decorazioni murali (frammenti di affreschi) e pavimentazioni che indicano l'elevato livello sociale di chi vi abitava come tra cui mosaici e pavimenti costruiti con la tecnica dell'opus signinum (tessere di marmo bianco inglobate nel cocciopesto).

 

Bibliografia

Floris A. & Tiralongo S., 1985. Complesso idrico Punico-Romano, Cappuccini, Anfiteatro Romano e Orto Botanico di Cagliari: aspetti morfoligici e problemi inerenti l'utilizzazione ai fini della fruizione pubblica e turistica. Club Alpino Italiano, sez. di Napoli. Atti del II convegno nazionale di speleologia urbana: "Le cavità artificiali aspetti storico-morfologici e loro utilizzo", Castel dell'Ovo 1-3 marzo 1985 125-137.


Fogu M.C. & Fois G., 1992. Orto Botanico di Cagliari. Una guida per due itinerari. STEF, Cagliari.


Mossa L. & Del Prete C., 1992. L'Orto Botanico dell'Università di Cagliari. S.T.ASS., Palermo.

Fois G., 1993. L'Orto Botanico dell'Università di Cagliari ed il suo patrimonio archeologico. Atti del III Convegno (primo internazionale) "Paesaggi e Giardini del Mediterraneo" Pompei, 4-5-6 giugno, 168-173.


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