VirtualOrto


Storia dei Giardini Botanici


CCB - Home - Introduzione - Indice Tappe - Storia - Sistematica - Autori


Definizioni

Gli Orti e i Giardini Botanici sono istituzioni pubbliche o private, accademiche o non, create a sostegno delle attività didattiche e/o di ricerca, con funzioni educative e in qualche caso anche ricreative. In Italia si fa distinzione tra Orti Botanici e Giardini Botanici, nel mondo anglosassone tale differenza non viene riconosciuta e si utilizza solamente il termine "Botanic Garden".
L'Orto Botanico è una istituzione che rispetta in gran parte i criteri seguenti:
° un ragionevole grado di permanenza della struttura
° supporto scientifico e appropriata documentazione delle collezioni
° apertura al pubblico
° comunicazione di informazioni ad altri Orti, alle Istituzioni ed al pubblico
° attuazione di ricerche scientifiche o tecniche sulle piante in collezione
Il Giardino Botanico è invece una raccolta di piante vive, per lo più cartellinate, con finalità principalmente ricreative e didattiche. La distinzione è quindi sottile e non sempre semplice da rilevare analizzando casi concreti. Nella breve storia degli Orti e dei Giardini Botanici che segue si rispetta comunque la convenzione di attribuire il rango di Orto Botanico solamente a quelle strutture (quasi esclusivamente universitarie) sorte dopo il 1544, data di fondazione del primo Orto Botanico universitario caratterizzato da finalità di ricerca scientifica di tipo moderno.


Storia dei giardini botanici

Sulla nascita e sull'antica funzione dei Giardini Botanici poco si conosce, nonostante vi siano numerose testimonianze scritte, riportate in diversi testi classici e medievali. Di certo si sa che i Giardini Botanici risalgono a tempi molto antichi e probabilmente i primi possono essere considerati quelli cinesi del secondo millennio a.C. Già allora in tutto l'oriente, soprattutto in India e in Cina, vengono create le prime strutture per la coltivazione delle specie vegetali utilizzate nella medicina popolare (AUDUS & HEYWOOD, 1976). Anche in ambito Mediterraneo, a partire dal XV sec. a. C. si ha notizia dei primi esempi di Giardini Botanici, come quello di Karnak in Egitto, creato da Tutmosi III e destinato principalmente alla coltivazione delle piante per uso alimentare. L'idea di un Giardino Botanico finalizzato allo studio delle piante risale al IV sec. a.C. e viene attribuita ad Aristotele (384-322 a.C.). I Giardini di cui si ha notizia in questo periodo sono tanti ed in particolare meritano d'essere ricordati quello creato da Teofrasto Eresio (371-286 a.C.), discepolo di Aristotele, quello di Alessandro il Grande realizzato nel 331 a.C. ad Alessandria, quello voluto da Attalo re di Pergamo nel III sec. a.C. e quello del medico naturalista di Rodi, Antonio Filomeno Castore, di cui riporta notizia Plinio (23-79 d.C.) nella sua Naturalis Historia.

In epoca più recente, sorgono in tutta Europa, in medio ed estremo oriente, in nord Africa e in America centrale numerosi Giardini Botanici con la finalità di coltivare, selezionare e riprodurre specie officinali e d'importanza alimentare; ne sono un esempio quello fatto realizzare dall'imperatore Maya Montezuma (1390-1469 d.C.) nel suo palazzo e quelli creati dagli Aztechi in Messico prima del 1520.
Contemporaneamente, a partire dall'alto Medioevo, in Europa nascono i primi "orti dei semplici" all'interno dei conventi, delle certose e dei monasteri. Si tratta di strutture in cui vengono coltivate piante medicinali, dette simplices (venivano definiti semplici i medicamenti tratti direttamente dai vegetali). Queste piante vengono utilizzate sia dalla medicina popolare che da quella scientifica, come materia prima per la preparazione dei medicamenti naturali. In questo periodo si devono ai monaci i principali studi in campo medico e botanico. Ad essi si deve anche la trascrizione dei testi antichi in cui sono contenute le informazioni fitoterapiche che costituiranno poi la base della moderna farmacopea.

Negli stessi anni anche nei palazzi nobiliari vengono creati degli spazi aventi simili funzioni e lo stesso stato Pontificio tra il 1277 ed il 1279, sotto il papato di Nicolò III, provvede alla realizzazione di un Viridarium Novum per la coltivazione delle piante medicinali (MEDA, 1996). Si tratta della prima vera e propria scuola botanica che serve all'archiatra pontificio ed ai docenti di medicina per ricavare i semplici e mostrarli ai discepoli durante le lezioni.
Pochi anni più tardi, nel 1317, sorge a Salerno la famosa Scuola Medica Salernitana e il Giardino della Minerva, essi rappresentano rispettivamente la prima struttura accademica e l'antesignano degli Orto botanici, intesi nell'accezione moderna del termine, che nasceranno due secoli dopo. Il Giardino, voluto dal medico Matteo Silvatico, viene aperto al pubblico e serve ai medici, ai farmacisti, ai docenti di medicina e agli studenti dell'Università campana, fondata quasi un secolo prima, nel 1231.

In periodo medievale seguono numerose altre iniziative, come quella del maestro Gualtiero che nel 1333 crea a Venezia un orto "per le erbe necessarie all'arte sua" o come quella dello speziale Angelo Fiorentino che nel 1350 fonda a Praga un giardino per le piante medicinali avente funzioni similari al precedente. Si tratta sempre di orti destinati alla coltivazione dei semplici usati dai medici e dai farmacisti come fitoterapici, rifacendosi alle antiche tradizioni tramandate per merito dei monaci ed in particolare dei Benedettini.

 

Nascita degli Orti Botanici

La nascita degli Orti Botanici è legata a quella della scienza sperimentale, ed avviene in periodo rinascimentale. L'esigenza per le Scuole di Medicina nel '500 era infatti quella di disporre di piante officinali fresche per gli studenti che dovevano apprenderne riconoscimento e utilizzo.
I primi Orti Botanici nascono in Italia a partire dalla prima metà del 1500, il più antico del mondo viene considerato quello dell'Università di Pisa, creato tra il 1543 ed il 1544 da Luca Ghini (1500-1556), docente di medicina presso l'Università di Bologna e chiamato a Pisa dal Gran Duca di Toscana Cosimo I. Al Ghini si deve inoltre la fondazione dell'Orto di Firenze nel 1545. Nello stesso anno il senato della Repubblica Veneta istituisce a Padova un Horto medicinale per lo studio e la coltivazione delle specie officinali e l'acclimatazione di quelle esotiche (AUDUS & HEYWOOD, op. cit.). Questo Orto Botanico ha conservato nei secoli parte del suo disegno originale ed è attualmente il più antico tuttora esistente nello stesso luogo di fondazione.

Questi primi Orti Botanici accademici, raccolgono la tradizione monastica degli orti dei semplici e diventano nel tempo degli importanti centri di ricerca che fanno della conservazione una delle loro principali funzioni. In questo senso il Ghini può essere considerato come l'antesignano dello studio e dell'insegnamento della botanica moderna; con lui si abbandona il metodo tradizionale di commentare le opere e gli erbari illustrati e ha inizio l'osservazione diretta delle specie presenti in natura o coltivate nelle "scuole botaniche", nascono le raccolte sistematiche e i primi erbari. Presto in tutta Europa si segue l'esempio italiano con rinnovato interesse e profondo rigore scientifico. Sorgono così numerosi e importanti orti accademici, come quelli di Leiden nel 1577, Lipsia nel 1580, Heidelberg e Montpellier nel 1593.

 

Orti Botanici come strutture di acclimatazione di specie esotiche

Nei secoli la funzione degli Orti Botanici è cambiata più volte. Durante l'epoca delle scoperte e delle spedizioni di esplorazione geografica da strutture adibite alla coltivazione dei semplici diventano arboreti: giardini d'acclimatazione delle specie tropicali provenienti dalle colonie del nuovo mondo, dall'Africa e dall'estremo oriente. A tale scopo vengono realizzate le prime serre espositive che assumeranno maggior importanza a partire dal XVIII sec. Gli Orti Botanici divengono i principali centri di ricerca sistematica e importanti sedi di collezioni tematiche particolari, si aprono al pubblico ed iniziano ad avere una funzione didattica non più limitata all'insegnamento delle materie universitarie.

 

Funzioni degli Orti Botanici oggi

Oggi, le funzioni di ricerca relativa alle specie di utilizzo ornamentale o alimentare viene svolta prevalentemente da laboratori e vivai specializzati e non rappresenta più la funzione prevalente degli Orti Botanici, mentre questi assumono sempre più una funzione di tipo didattico e divulgativo, a livello universitario e non. Nell'"Action Plan for Botanic Gardens in the European Union", pubblicato nel 2000 dalla BGCI (Botanic Gardens Conservation International), vengono elencate le numerose funzioni dei Giardini Botanici europei, raggruppate in sei tipologie principali e vengono indicate le azioni da intraprendere perché gli Orti europei possano assolverle nel migliore dei modi. Nel leggere questo documento che fa il punto di cosa siano e a quali funzioni assolvano i Giardini Botanici oggi, colpisce l'importanza che viene data alla didattica e alla divulgazione per il raggiungimento di tutti i loro obiettivi istituzionali. Viene riconosciuta infatti l'importanza fondamentale della comunicazione non solo per far conoscere e apprezzare il patrimonio botanico, le collezioni scientifiche, in molti casi il patrimonio artistico, paesaggistico e archeologico presente nei Giardini Botanici europei, ma anche per far conoscere ed avvicinare alla cittadinanza le varie attività scientifiche.

Tali attività vengono svolte nell'ambito dei Giardini Botanici, per tradizione o vocazione intrinseca e sono in particolare legate agli studi tassonomici, floristici e per la conservazione della biodiversità in situ ed ex situ.
E'anche importante, specie per quanto riguarda gli Orti Botanici "storici", la loro funzione di attrattiva turistica di tipo culturale, dovuta, oltre che alle collezioni botaniche, alla bellezza degli allestimenti ed alla presenza di beni artistici ed archeologici. Non è trascurabile, infine, la funzione ricreativa che viene svolta da molti Orti Botanici. Gran parte degli Orti Botanici considerati storici, infatti, a causa della loro antica istituzione si trova oggi inglobata nel tessuto urbano e rappresenta per la cittadinanza un apprezzato spazio verde, oltretutto pulito, ben tenuto e sicuro (a differenza di quanto avviene spesso in altri giardini pubblici).
Una funzione degli Orti Botanici che sta assumendo sempre maggiore importanza, a partire dalla seconda metà del XX sec, è quella legata alla conservazione ex situ di specie minacciate, sotto forma di piante vive e di semi.

Nascono così le prime banche del germoplasma, all'interno degli Orti ci si occupa di conservazione e reintroduzione in natura, si creano spazi sempre più vasti dedicati alla moltiplicazione ed esposizione delle specie in pericolo d'estinzione.
Oggi in tutta Europa si contano circa 500 giardini botanici, nei quali lavorano oltre 1500 ricercatori e 5000 tecnici specializzati. Nel nostro paese le strutture accreditate sono 104 (BGCI, 2000) la maggior parte dei quali legate ad istituzioni accademiche.

AUDUS L.J., HEYWOOD V.H. (eds.), 1981. Le piante e l'uomo, moderna enciclopedia del mondo vegetale. Bramante Editrice, Busto Arsizio.
MEDA P., 1996. Guida agli Orti e Giardini Botanici. Editoriale Giorgio Mondadori, Milano.
BGCI, 2000. Action Plan for Botanic Gardens in the European Union. BGCI, Richmond.


 

Breve storia dell'Orto Botanico di Cagliari

Tratta da: Mossa L. et Del Prete C., 1992. L'Orto Botanico dell'Università di Cagliari S.T.ASS., Palermo

A Cagliari il primo Orto Botanico, fu impiantato tra il 1762 e il 1769, in località Su Campu de Su Re nei pressi di Viale Regina Margherita, che ancora oggi alcuni conoscono come "Sa Butanica". Questo primo tentativo era però destinato al fallimento a causa delle inadeguate condizioni della località (tipo di suolo ed esposizione ai venti salsi provenienti dal mare). Della creazione dell'attuale Orto Botanico si cominciò nuovamente a parlare nel 1820 quando venne individuato nella valle di Palabanda il terreno sul quale attualmente sorge. In precedenza la valle era appartenuta all'ordine dei Gesuiti e in seguito alla soppressione dell'ordine incamerata nel patrimonio reale. Dieci anni dopo un certo Stefano Berberis ne ottenne la concessione per impiantarvi un vivaio di gelsi con annesso stabilimento per l'allevamento dei bachi da seta.

Lo stabilimento proseguì la sua attività sino al 1793 quando il Barberis, essendo di Brá (Cuneo) dovette abbandonarlo in seguito alla cacciata dei piemontesi dall'isola. Dopo il fallimento del gelseto, alcuni anni dopo, la proprietà passò all'Avv. Giovanni Cadeddu, che vi impiantò tre ettari di vigneto e utilizzò il caseggiato come casa rustica. Fu in questa casa, della quale attualmente non rimane traccia, che fu organizzata e scoperta la congiura di Palabanda, mirante a rovesciare dal trono Vittorio Emanuele I. L'Avv. Cadeddu, ritenuto uno dei promotori della congiura fu impiccato nella vicina Piazza d'Armi. La zona divenne così malfamata, e venne adibita a discarica pubblica. Il terreno fu acquistato dall'Università nel 1863 e il progetto fu affidato all'Architetto Gaetano Cima. I lavori di sterro iniziarono nel 1864 sotto la guida del fondatore, Prof. Patrizio Gennari, coadiuvato dal giardiniere Giovanni Battista Canepa, già giardiniere presso l'Orto Botanico di Genova. L'inaugurazione avvenne il 15 novembre del 1866. Il fondatore ed i primi capo-giardinieri realizzarono un Orto-modello allo scopo di acclimatare piante esotiche tropicali attraverso la realizzazione di un arboreto.

L'impianto dell'Orto fu difficile a causa dei pochi mezzi e della poca acqua (per giunta salmastra) a disposizione. Nonostante le difficoltà ai primi del '900 il disegno del fondatore era stato raggiunto: "Un Orto modello destinato a svolgere presso di noi l'industria orticola, uno stabilimento dei meglio disposti per ragione di clima a grandi esperienze di acclimatazione e un vero vivaio degli Orti Botanici del continente" (Cavara, 1900). Durante la seconda guerra mondiale l'Orto fu sede di un battaglione di cavalleria ed ebbe a subire numerosi danni al suo patrimonio vegetale. Fortunatamente la biblioteca e l'erbario erano stati trasferiti a Ghilarza (OR) in una chiesa sconsacrata.

 

Bibliografia

Cavara F., 1900. L'Orto Botanico di Cagliari come Giardino di acclimatazione e come Istituto Scientifico
Chiappini M., 1966. L'Orto Botanico della Università di Cagliari nel I Centenario della Fondazione (15 novembre 1866) Giorn. Bot. Ital., 73: 266-272.
Chiappini M., 1967. Acclimatation de plantes tropicales en Sardaigne. Morisia, 1:1-56. Galizzi-Sassari (1968).

Del Planta A., 1983. Un Architetto e la sua città. L'opera di Gaetano Cima (1805-1878) nelle carte dell'Archivio Comunale di Cagliari. Cagliari (1983).
Floris A., 1984. Orto Botanico di Cagliari. Analisi delle "cavità" presenti al suo interno.... Speleologia Sarda, 51: 1-17.
Gennari P., 1867. La storia naturale in Sardegna. Nell'ultimo ventennio 1846-66. Rassegna Medica, 505-537. Tip. Gazzetta Popolare, Cagliari.
Gennari P., 1874. Guida dell'Orto Botanico della R. Università di Cagliari. Tip. Edit. dell'Avvenire di Sardegna, Cagliari.
Giacomini V., 1971. Commemorazione del Prof. Giuseppe Martinoli (1911-1970). Ann. Bot., 30: 1-15, Roma (1970-71).
Mameli-Calvino E., 1928. R. Orto Botanico dell'Università di Cagliari.
Martinoli G., 1952. Renato Pampanini (1875-1949). Lav. Ist. Bot. Univ. Cagliari, 1: 2-5.
Meletti P., 1963. L'Orto Botanico di Cagliari. Agricoltura, 4: 1-8.
Maria Raimondo F. eds., 1992. Orti Botanici giardini alpini arboreti italiani. S.T.ASS., Palermo.
Sorgia G.C., 1986. Lo studio generale cagliaritano. Storia di una Università. 112-114, STEF, Cagliari.


News - Curiosità - Archeologia - Geologia - Rassegna Stampa - Info - Contatti

powered by tiscali business - © CCB