Le roccaglie della biodiversità sono dei
giardini rocciosi creati con lo scopo di ricreare in un Giardino o in
un Orto Botanico le condizioni nelle quali si trovano in natura le piante
che vivono in ambienti rupicoli o comunque in suoli ricchi di scheletro
(molto pietrosi). Questo viene fatto per scopi didattici e ornamentali
e non per rendere possibile l'allevamento di specie adattate a questi
ambienti. Le roccaglie dell'Orto Botanico di Cagliari sono state realizzate
per ospitare il maggior numero possibile di specie endemiche, rare o
caratteristiche di ambienti particolari della Sardegna. La loro realizzazione
e organizzazione risponde a finalità di tipo didattico e di studio
di esemplari appartenenti a specie e generi critici dal punto di vista
tassonomico. Nelle roccaglie, inoltre, vengono raccolti, quando possibile,
i semi delle piante che si intende crioconservare o scambiare con altre
istituzioni scientifiche. Allo scopo di rappresentare la varietà
dei substrati litologici presenti in Sardegna le roccaglie sono state
realizzate utilizzando tre tipi differenti di pietra. Vi sono così
il settore granitico, il settore calcareo ed il settore delle rocce
metamorfiche. La realizzazione delle roccaglie utilizzando questi differenti
materiali non risponde solo allo scopo di inserire le piante in una
cornice che ricordi l'ambiente originario, ma è anche un'esigenza
pratica. Vi sono infatti specie che non tollerano gli ambienti calcarei
(dette specie calcifughe), per poterle ospitare nell'Orto Botanico di
Cagliari, che presenta un substrato calcareo, è necessario creare
un ambiente con un pH neutro o leggermente acido, utilizzando rocce
non carbonatiche (non calcaree), terriccio ricco in torba e intervenendo
periodicamente per tamponare i carbonati apportati con l'acqua di irrigazione.
E' possibile che la stessa specie sia presente all'interno delle roccaglie
in settori differenti. Questo accade perché vi sono specie che
vivono su più substrati. Nel posizionarle nelle roccaglie si
è tenuto conto fedelmente dell'ambiente dal quale sono state
prelevate.
Per la localizzazione delle piante nelle roccaglie sono stati seguiti
vari criteri che tengono conto, oltre che del substrato originario,
delle zone geografiche di provenienza e dell'interesse rivestito dalle
specie di alcuni generi, famiglie o forme biologiche. Ai vari gruppi
è stata dedicata un aiuola per consentire un confronto immediato
tra gli esemplari.
Si dice endemica una specie che ha una diffusione geografica limitata.
I fattori a causa dei quali una specie si trova limitata in un areale
ristretto possono essere molteplici. Uno di questi è la sua forte
specializzazione per un determinato ambiente nel quale vi sono condizioni
ecologiche particolari. Similare a questo fenomeno (ma concettualmente
differente) è l'incapacità di una specie a tollerare determinati
fattori ambientali, quali la presenza di un minerale o di un suo sale
nel suolo, o livelli minimi o massimi di alcuni fattori climatici (temperatura,
luminosità, precipitazioni etc.). Altri fattori che possono limitare
la diffusione di una specie sono la presenza di barriere geografiche
che ne impediscono la diffusione (questo è il motivo per cui
gli ambienti insulari ospitano molti endemismi), la giovinezza (relativamente
ai tempi dell'evoluzione) per cui la specie non ha ancora avuto il tempo
di diffondersi e la riduzione del suo areale (per un processo di estinzione).
Quanto deve essere ristretto l'areale di una specie perché si
possa parlare di endemismo? Questo è difficile da stabilire seguendo
un criterio applicabile ovunque e a qualunque scala si esamini la flora
di un territorio. Se si ragiona alla scala del bacino del Mediterraneo
e delle specie che abbiamo in Sardegna si può parlare di endemiche
sarde, sardo-corse, sardo-corse e dell'Arcipelago Toscano, sardo-corse-baleariche
e dell'Arcipelago Toscano. Se una specie fosse diffusa ad esempio in
tutto il Mediterraneo occidentale avrebbe invece poco senso parlare
di endemismo (ma in altri contesti, ragionando ad una scala più
ampia, potrebbe essere appropriato).
In Sardegna vi sono numerose entità endemiche. Questo è
dovuto all'isolamento dei territori sardi e alla varietà di ambienti
presenti in Sardegna anche grazie alla varietà, unica in Italia,
di substrati litologici. Un recente censimento delle entità botaniche
endemiche della Sardegna ha portato ad elencarne 347.
I settori
Il settore granitico
Il settore granitico è stato realizzato
per ospitare le piante che in Sardegna vivono su questo tipo di substrato.
Come è possibile verificare dalla carta litologica della Sardegna,
questa litologia è molto frequente. Questo dipende dal fatto
che Sardegna e Corsica poggiano sul batolite sardo-corso, una specie
di "zoccolo granitico", che affiora dove l'erosione, durante
le ere geologiche, ha "consumato" i materiali che lo ricoprivano.
Il batolite sardo-corso si è formato nel Carbonifero superiore
e nel Permiano (da 359 a 225 milioni di anni fa) da magmi che si sono
raffreddati lentamente in profondità nel sottosuolo consentendo
la formazione dei cristalli che è possibile vedere nei graniti
(rocce intrusive). Gli ambienti rocciosi granitici sono diffusi in particolare
nella porzione orientale della Sardegna centro-settentrionale e nelle
montagne del Sulcis, dell'Iglesiente, del Sarrabus ed in Ogliastra.
I sottosettori
Astragalus verrucusus e Astragalus maritimus
Questi due specie del genere Astragalus hanno un areale puntiforme,
ossia la loro distribuzione è limitata ad una sola località.
Astragalus maritimus si trova localizzato sull'isola di S. Pietro, in
un area di pochi ettari di superficie. Astragalus verrucosus è
presente solamente in una località presso Torre dei Corsari,
nel comune di Arbus, dalla superficie di circa 20 ha. L'interesse per
queste due specie nasce soprattutto dalla loro limitata distribuzione,
cosa che le rende particolarmente vulnerabili. E' facile intuire infatti
che un cambiamento repentino del limitato territorio da loro occupato
ne provocherebbe la scomparsa.
Come è possibile osservare, questi due Astragalus sono piuttosto
somiglianti, questo potrebbe derivare dal fatto che in un passato non
troppo remoto queste entità si sono evolute a partire da una
stessa specie che aveva forse una maggiore diffusione lungo le coste
dell'Iglesiente e nell'Arcipelago sulcitano.
Attualmente si sta studiando in particolare la loro biologia riproduttiva
e le modalità di disseminazione.
Geofite
Le geofite sono piante che superano la stagione avversa grazie ad organi
di riserva sotterranei quali bulbi, tuberi e rizomi. La parte aerea
della pianta, quella al di sopra del livello del suolo, si dissecca,
ma la pianta sopravvive grazie a questi organi nei quali sono immagazzinate
acqua e sostanze nutritive. Nei climi mediterranei, dove per le piante
la stagione avversa è quella estiva, ci sono molte specie che
adottano questa strategia e all'inizio dell'autunno formano le nuove
foglie e fioriscono, spesso con fioriture molto vistose. Le fioriture
appariscenti sono dovute allo scarso numero di specie che fioriscono
in questo periodo dell'anno, alla brevità delle giornate e al
clima spesso inclemente. Questi fattori comportano per gli insetti pronubi
(gli impollinatori) una limitata attività, ed inoltre, essendo
poche le piante in fiore sul territorio, queste debbono "attrezzarsi"
con fioriture molto vistose per essere "ben visibili" ed attrarre
gli insetti anche da una certa distanza.
In Sardegna vi sono diverse geofite endemiche. In questa aiuola si sono
volute mettere a confronto varie specie di Scilla e di Urginea, due
generi simili tra loro, ma con specie anche molto differenti morfologicamente.
Geofite e Brassica
In una delle aiuole che ospitano le geofite vi è un esemplare
di Brassica insularis. Il motivo della presenza di questa pianta, che
non è una geofita, risiede nel fatto che è comune sull'isola
dei Cavoli (da cui il nome), nello stesso habitat che ospita Dracunculus
muscivorus, una delle geofite rappresentate in questa aiuola.
Piante delle zone costiere del Sulcis-Iglesiente
Le aree costiere del Sulcis-Iglesiente, oltre ad essere tra le più
belle zone della Sardegna dal punto di vista paesaggistico, sono ricche
di ambienti differenti che ospitano numerose specie endemiche la cui
distribuzione sul territorio è spesso molto limitata. In questa
aiuola si sono volute rappresentare alcune di queste specie. In particolare
si possono ammirare due Dianthus, uno dei quali (Dianthus morisianum)
vive solo sulle dune in prossimità di Portixeddu, mentre l'altro
sulle zone rocciose del Sulcis, dell'Iglesiente e del Sarrabus.
Santoline del gruppo chamaecyparissus
Questo sottosettore ospita esemplari appartenenti a due specie affini
di Santolina: Santolina insularis e S. chamaecyparissus ssp. magonica.
Le Santoline sono piante aromatiche che formano dense garighe in ambienti
di discariche minerarie e su suoli sciolti e degradati, o su depositi
fluviali nell'alveo di alcuni torrenti a carattere stagionale.
Il settore calcareo
Gli ambienti calcarei sono peculiari per la vita
delle piante. L'elevata presenza di carbonati (con conseguente pH basico)
rende difficoltoso per le piante l'assorbimento di alcuni elementi minerali
indispensabili al loro metabolismo. Numerose specie si sono adattate
per la vita in questi ambienti (piante calcifile o basifile), mentre
altre non lo sono (piante calcifughe o acidofile). Per questo motivo,
dal punto di vista botanico gli ambienti calcarei sono sempre molto
interessanti. A questo si deve aggiungere che le zone a substrato calcareo
in Sardegna sono relativamente poco diffuse e quasi assenti in Corsica.
In Sardegna gli affioramenti calcarei si trovano nel Sulcis e nelle
aree costiere dell'Iglesiente (calcarei paleozoici, formatisi da 570
a 225 milioni di anni fa), Capo Caccia e il Supramonte (calcarei mesozoici,
formatisi da 225 a 65 milioni di anni fa), nei dintorni della città
di Sassari e i colli di Cagliari (calcari cenozoici miocenici, formatisi
da 10 a 7,2 milioni di anni fa). Le rocce calcaree sono sedimentarie,
costituite soprattutto dall'accumulo di scheletri di animali marini
"cementatisi" grazie alla pressione dovuta in parte al loro
stesso peso, questo è causa dell'abbondanza di fossili in queste
litologie. La peculiarità di questi substrati e la distanza tra
le zone calcaree in Sardegna sono causa di un isolamento delle popolazioni
adattate a questi ambienti che ne favorisce la speciazione (vedi il
concetto di endemismo all'inizio della tappa).
I Sottosettori
Limonium
I Limonium sono, con poche eccezioni, specie che vivono in ambiente
costiero roccioso, in genere in associazione con il finocchio di mare
(Crithmum maritimum L.). La caratteristica di queste piante è
la capacità di resistere alle elevate concentrazioni di sale
dovute agli spruzzi di acqua di mare. In Sardegna, regione ricca di
coste rocciose, vi sono numerosi Limonium costieri, molti dei quali
endemici di brevi tratti di costa.
Bellium crassifolium
Il Bellium crassifolium è una specie endemica della Provincia
di Cagliari, diffusa in ambienti rupicoli prevalentemente costieri.
Si trova a Capo S. Elia ed in numerose località del Sulcis, dell'Iglesiente
e dell'Arcipelago sulcitano. Il fiore è un capolino con ligule
esterne bianche e fiori tubulari interni gialli (la classica margherita),
ma le foglie carnose testimoniano dell'adattamento di questa specie
ad ambienti costieri nei quali può essere elevata la concentrazione
di sale a causa dell'aereosol marino (acqua di mare dispersa nell'aria
in gocce finissime e trasportata dal vento).
Colli di Cagliari
In questo spazio sono rappresentate alcune delle specie più interessanti
presenti sui colli di Cagliari. Il degrado e l'antica urbanizzazione
possono far pensare che questi territori siano tra i meno interessanti
della Sardegna da un punto di vista botanico, mentre conservano particolarità
di tipo naturalistico che li rendono degni di studio e protezione. L'antica
storia di Cagliari, da sempre città portuale e quindi aperta
agli scambi con il resto del Mediterraneo, può essere stata la
causa dell'introduzione di due specie che sono presenti in Sardegna
solo nei pressi di questa città, Sarcopoterium spinosum (L.)
Spach e Satureja thymbra L. che sono piante diffuse nel Mediterraneo
orientale dove venivano utilizzate sin da tempi antichi per scopi medicinali
e, nel caso della Satureja, alimentari.
Zone termofile calcaree della Sardegna meridionale
Le zone termofile calcaree della Sardegna meridionale ospitano numerose
entità botaniche interessanti, alcune delle quali hanno una distribuzione
che comprende, oltre alla Sardegna, le coste del Nord Africa. Le zone
termofile sono le zone più calde e aride della Sardegna, come
la parte meridionale del Sulcis, l'Arcipelago sulcitano, il Campidano,
i dintorni di Cagliari.
Calcarei paleozoici dell'Iglesiente
Nel Sulcis-Iglesiente vi sono vaste zone di calcari paleozoici (circa
750 Km2). Questi calcari antichissimi (formatisi nel Cambriano, da 570
a 500 milioni di anni fa) ospitano una flora ricca di elementi endemici,
alcuni dei quali, formatisi in loco, sono esclusivi di queste montagne.
Tacchi triassici
La regione dei tacchi si estende in Sardegna dal territorio di Laconi
sino al corso del Flumendosa. I calcari che costituiscono le formazioni
che caratterizzano il paesaggio di quest'area della Sardegna si sono
formati nel triassico, periodo compreso tra 225 e 195 milioni di anni
fa. Come avviene spesso nelle zone a substrato calcareo, anche nella
regione dei tacchi vi sono numerose entità endemiche, alcune
delle quali sono esclusive di quest'area, mentre altre, ad areale più
ampio, sono presenti anche nelle vicine aree del massiccio del Gennargentu
e del Supramonte (altra zona a litologia calcarea), o hanno una distribuzione
ancora più ampia.
Montagne calcaree Giurassico-Cretacee della Sardegna
Centro-Orientale
In questo spazio vengono ospitate piante provenienti dal Supramonte,
dalle zone calcaree del Golfo di Orosei (note anche come Supramonte
costiero) e dal Monte Albo. Si tratta di territori limitrofi accomunati
dalla litologia calcarea di origine Giurassico-Cretacea (un periodo
compreso tra 195 e 65 milioni di anni fa), formatesi durante un lungo
periodo di subsidenza, cioè di lento sprofondamento di un'area
della Sardegna, il "bacino orientale", all'epoca ricoperta
da un mare non molto profondo. Sono le zone calcaree più vaste
della Sardegna, molto suggestive dal punto di vista paesaggistico e
ricchissime di particolarità naturalistiche.
Piante delle zone umide
In questo spazio, al fianco della scalinata, vengono ospitate piante
endemiche o rare della Sardegna tipiche di zone umide, calcaree e non,
nonostante il sottosettore sia stato realizzato utilizzando pietre di
roccia calcarea. Questa scelta è stata fatta in funzione del
fatto che le piante acquatiche sono legate e condizionate prima di tutto
dal fattore ecologico acqua, prima che dalla litologia. In questa aiuola
si è voluto ricreare un habitat ombroso con elevata umidità
del suolo dovuta a leggero ruscellamento o a stillicidio. Questo tipo
di ambiente è quello nel quale vivono alcune delle specie endemiche
più rare della Sardegna, come Borago morisiana, Borago pygmaea
e Soleirolia soleirolii che sono qui ospitate.
Il settore metamorfico
Le rocce metamorfiche si sono originate dalla
trasformazione (metamorfosi) di rocce preesistenti a causa di condizioni
di elevata pressione e/o temperatura. A seconda del tipo di "materiale
di partenza" che è stato metamorfosato e delle condizioni
di pressione e temperatura in cui questo processo è avvenuto
si sono formate rocce differenti. In Sardegna le litologie metamorfiche
sono molto diffuse su tutti i massicci montuosi, soprattutto della Sardegna
centro-meridionale (massiccio del Gennargentu, Sulcis, Iglesiente e
Sardegna Centro Meridionale). Non essendo possibile rappresentare tutti
i substrati litologici presenti in Sardegna si sono posizionate in questo
settore delle roccaglie anche le specie reperite in zone vulcaniche
e negli ambienti (molto peculiari) delle discariche minerarie.
I Sottosettori
Discariche minerarie
Le discariche minerarie sono ambienti molto diffusi in Sardegna a causa
dell'antichissima attività estrattiva, che è stata praticata
con una intensità tale, soprattutto durante i secoli XIX e XX
e in alcune aree come l'Iglesiente, da modificare profondamente il paesaggio.
L'attività estrattiva comporta la formazione di enormi cumuli
di materiale di scarto, gli sterili di miniera, spesso ricchi di metalli
pesanti e per questo di difficile colonizzazione da parte dei vegetali.
In questi ambienti riescono a vivere solamente piante che si sono specializzate
per la sopravvivenza in queste condizioni ecologiche estremamente difficili.
Le piante utilizzano, per vivere sulle discariche minerarie, alcuni
degli adattamenti sviluppati anche per la vita in ambienti ricchi di
sale. Vi sono specie che accumulano i metalli pesanti (o il sale) nel
proprio organismo, ma essendo piante annuali questo accumulo non raggiunge
livelli tossici per la pianta. Altre specie accumulano le sostanze tossiche
per il metabolismo in parti (come le foglie), che vengono periodicamente
sostituite, o riescono ad eliminarle come fanno le tamerici che "essudano"
il sale. Vi sono infine specie che non hanno particolari strategie per
l'eliminazione delle sostanze tossiche, ma riescono comunque a resistere
ad elevate concentrazioni delle stesse.
Montagne sardo-corse
In questo sottosettore sono presenti specie dei maggiori massicci montuosi
con litologia metamorfica di Sardegna e Corsica.